Un blog sull'amore, sotto l'amore, dentro l'amore, che parla di amore. Il dolore, l'illusione, la gioia, la speranza, la delusione. Le mie storie da innamorato e storie inventate. Storie di tutti.
lunedì 12 dicembre 2011
Il colore dei tuoi occhi chiusi
Il colore dei tuoi occhi chiusi riempiva di luce la stanza, sprofondata in una notte senza ore, senza pensieri, senza mondo. La coperta ci proteggeva dai dubbi, dalle noie della mente, dal rumore degli sbagli, dal ricordo dei fallimenti. Le nostre vite erano lì, baciate da quel momento di assoluto volersi perdere. Cullati dalle note di lui, così nuove per me, recente abitudine per te. Il resto è rimasto fuori da quella porta, a origliare lo scivolamento delle nostre carezze. E io, dopo troppo tempo, portavo il sorriso di chi sta per tornare a casa.
domenica 4 dicembre 2011
Tutto qui
Non basta l'amore che hai dato. Non basta nemmeno l'amore che vorresti dare. Non basta niente a questo mondo, per essere felici. A volte sembrano tutti contro di te. A volte sembra tutto contro di te. Qualsiasi cosa tu faccia non è sufficiente, è sempre meno del necessario. Ti viene da urlare, da piangere, da distruggere. Io non possiedo la medicina per questo genere di situazione. Mi ci trovo puramente in mezzo, in balia di questo tormento sempre meno sopportabile. È il suo sorriso, i suoi occhi neri. Le sue labbra così perfette, così giuste per le mie. Il suo esile corpo che io proteggerei dagli eventi. Non basta, non basterà mai tutto questo. L'amore non è il risultato di una somma di possibili benefici. L'amore è contro la ragione, contro il buon pensare. Pensare e amare si odiano, fanno sesso violento, e alla fine uno dei due si fa sempre male. Magari piange. Non so cosa sia giusto fare, cosa sia meglio fare. Non so se serva fare qualcosa. Io scrivo per sfogarmi, perhè serve prima di tutto a me stesso. Però, cazzo, sembri così perfetta. Sarà un'altra delle mie troppo rapide illusioni. O forse no. Quasi spero di sì, per liberarmene al più presto e tornare tra voi, che vivete la vita reale, così come andrebbe fatto. Io, fanculo, mi fumerò una sigaretta. Tutto qui.
lunedì 7 novembre 2011
Lacrime e pioggia
Amanti e non amanti. Amati e non amati.
L'orecchio del tempo ne ha origliato gli intrecci e le storie. E continua a farlo, anche sotto questa pioggia rumorosa, che quasi vorrebbe nasconderne il suono. È l'urlo di un bacio non concesso, di un amore non restituito. È il fragore di un'illusione spezzata, di una speranza persa nel vento.
Così, nella chiassosa pioggia si perdono le lacrime, e nel nero della notte svaniscono gli sguardi.
Tutto viene inghiottito, si scioglie sull'asfalto di un lembo di strada, calpestato dai piedi noncuranti delle persone senza sonno. Tutto pare dimenticato, lontano e passato. E non si vede più niente.
L'orecchio del tempo continua ad ascoltare, attento a rapire la voce di un cuore nuovamente ferito.
È l'ora della coscienza, quella dei propri errori, di ciò che andava fatto, anche solo in un modo diverso. È il momento accordato al pensiero di ciò che sarebbe potuto essere, e non sarà mai. E in questa oscurità si è soli, non c'è parola di conforto che tenga. Si può solo cominciare a riflettere su come reagire, riprendendo la via del sogno. Che magari questa volta possa essere un po' più vero e un po' meno costruito.
Ma è ancora presto, e il tempo non ha certo la nostra fretta. Si tratta solo di rialzare la testa, convincersi che anche questa brutta storia passerà, come passa tutto, del resto. Che l'amaro ricordo perderà il suo sapore, seppur ora così intenso. Che ci sarà spazio per nuovissimi sorrisi e dolci soddisfazioni. Che anche questa notte di pioggia e lacrime presto riconoscerà il turno del sole e del suo nuovo giorno.
E noi saremo pronti, come non mai, a rincorrere una fresca e appassionante speranza, non appena il desiderio di una felice bellezza sarà più forte della paura di ripetere i nostri stessi sbagli.
L'orecchio del tempo ne ha origliato gli intrecci e le storie. E continua a farlo, anche sotto questa pioggia rumorosa, che quasi vorrebbe nasconderne il suono. È l'urlo di un bacio non concesso, di un amore non restituito. È il fragore di un'illusione spezzata, di una speranza persa nel vento.
Così, nella chiassosa pioggia si perdono le lacrime, e nel nero della notte svaniscono gli sguardi.
Tutto viene inghiottito, si scioglie sull'asfalto di un lembo di strada, calpestato dai piedi noncuranti delle persone senza sonno. Tutto pare dimenticato, lontano e passato. E non si vede più niente.
L'orecchio del tempo continua ad ascoltare, attento a rapire la voce di un cuore nuovamente ferito.
È l'ora della coscienza, quella dei propri errori, di ciò che andava fatto, anche solo in un modo diverso. È il momento accordato al pensiero di ciò che sarebbe potuto essere, e non sarà mai. E in questa oscurità si è soli, non c'è parola di conforto che tenga. Si può solo cominciare a riflettere su come reagire, riprendendo la via del sogno. Che magari questa volta possa essere un po' più vero e un po' meno costruito.
Ma è ancora presto, e il tempo non ha certo la nostra fretta. Si tratta solo di rialzare la testa, convincersi che anche questa brutta storia passerà, come passa tutto, del resto. Che l'amaro ricordo perderà il suo sapore, seppur ora così intenso. Che ci sarà spazio per nuovissimi sorrisi e dolci soddisfazioni. Che anche questa notte di pioggia e lacrime presto riconoscerà il turno del sole e del suo nuovo giorno.
E noi saremo pronti, come non mai, a rincorrere una fresca e appassionante speranza, non appena il desiderio di una felice bellezza sarà più forte della paura di ripetere i nostri stessi sbagli.
mercoledì 2 novembre 2011
Quasi perdersi in quegli occhi
Sono riflessi di pelle, sguardi rallentati. Sento il profumo di questo mare, blu quasi nero, incazzato di passione, antico e barbuto. Esteso dai miei piedi in poi, un po' mi chiama, un po' se ne fotte. Io ammiro, spendo ore ad occhi aperti, ne spenderei di più, tutte le possibili. È una danza di onde, da destra a sinistra, da sinistra a destra. Sale che brucia le labbra, le lacera, le insanguina, in un bacio tra me e quel pezzo di eterno. La sabbia tra le dita è fredda, perché non c'è sole. C'è mare, quasi un cielo, la spiaggia ed io. L'acqua prende coraggio, accarezza i miei piedi. Si innamora delle mie caviglie e vuole di più. Mi abbraccia completamente, mi porta via con sé. Non c'è più spiaggia, non c'è più dietro di me. Non c'è più nemmeno il cielo, quasi svanisco anch'io. Totale perdita di controllo, totale impotenza, felice impotenza. Puro, caldo sconvolgimento. Non c'è orizzonte, non c'è faro, non c'è scogliera. Non c'è sogno più grande, di questo.
lunedì 31 ottobre 2011
Tutti
Una volta era quasi facile. Bastava essere me stesso. Vi raccontavo delle fotografie che scattavo, dei film che amavo, della musica che ascoltavo. Siamo onesti, funzionava. Mi dava un po' quell'aria da artista sfigato con la sigaretta fumata a metà. E fino a qualche anno fa tutto questo era quasi originale. Ah poi beh, la sensibilità! Che bella la sensibilità, vi piaceva un sacco. E poi vi raccontavo del mio blog, vi facevo leggere quello che scrivevo. E lì crollavate proprio, parliamoci sinceramente.
Adesso è tutto cambiato. Perchè tutti dicono di fare le foto. Tutti fanno le foto. Tutti modificano i colori delle foto. Tutti vanno alle mostre fotografiche. Tutti hanno due o tre nomi di fotografi famosi (ma non lo devono essere mai troppo, meglio un po' di nicchia, un po' underground) da sventolare al momento opportuno. Tutti, adesso, hanno visto Il Favoloso Mondo Di Amelie. A tutti piace Amelie. Tutti hanno capito il vero significato del film. A tutti piace Donnie Darko. Tutti adorano Tarantino. I film in bianco e nero? Sono i migliori, adesso per tutti. Tutti scrivono, tutti hanno un diario, tutti sanno scrivere. Tutti amano il cinema, tutti vorrebbero scrivere un libro. A tutti piacerebbe fare il regista, o saper dipingere.
Massì, sono tutti anche un po' comunisti. Tutti hanno la tessera Arci. Tutti hanno la barba un po' incolta. Tutti ascoltano musica un po' di nicchia, un po' underground. A tutti fa schifo "la commerciale".
Tutti vorrebbero andare a vivere all'estero, magari in Erasmus. A tutti piace viaggiare, nessuno più va a Rimini. Tutti vanno in India, in Thailandia, in Cambogia. Tutti amano Londra, Parigi e Barcellona.
Tutti lo stesso. Che ormai, purtroppo, diventa sempre più banale. E io mi chiedo come possa essere banale Amelie, scrivere, fotografare, Parigi, viaggiare. E chi non si è lasciato trascinare, ma c'era già, passa per uno dei tutti. E uno dei tutti è praticamente nessuno. E i nessuno una volta erano altri. E adesso lo sono tutti.
Adesso è tutto cambiato. Perchè tutti dicono di fare le foto. Tutti fanno le foto. Tutti modificano i colori delle foto. Tutti vanno alle mostre fotografiche. Tutti hanno due o tre nomi di fotografi famosi (ma non lo devono essere mai troppo, meglio un po' di nicchia, un po' underground) da sventolare al momento opportuno. Tutti, adesso, hanno visto Il Favoloso Mondo Di Amelie. A tutti piace Amelie. Tutti hanno capito il vero significato del film. A tutti piace Donnie Darko. Tutti adorano Tarantino. I film in bianco e nero? Sono i migliori, adesso per tutti. Tutti scrivono, tutti hanno un diario, tutti sanno scrivere. Tutti amano il cinema, tutti vorrebbero scrivere un libro. A tutti piacerebbe fare il regista, o saper dipingere.
Massì, sono tutti anche un po' comunisti. Tutti hanno la tessera Arci. Tutti hanno la barba un po' incolta. Tutti ascoltano musica un po' di nicchia, un po' underground. A tutti fa schifo "la commerciale".
Tutti vorrebbero andare a vivere all'estero, magari in Erasmus. A tutti piace viaggiare, nessuno più va a Rimini. Tutti vanno in India, in Thailandia, in Cambogia. Tutti amano Londra, Parigi e Barcellona.
Tutti lo stesso. Che ormai, purtroppo, diventa sempre più banale. E io mi chiedo come possa essere banale Amelie, scrivere, fotografare, Parigi, viaggiare. E chi non si è lasciato trascinare, ma c'era già, passa per uno dei tutti. E uno dei tutti è praticamente nessuno. E i nessuno una volta erano altri. E adesso lo sono tutti.
giovedì 27 ottobre 2011
Nei film, le persone che partono sul treno sono sempre lato finestrino.
Nei film, le persone che partono sul treno sono sempre lato finestrino. I vapori divampano dalle rotaie, avvolgendo i cappotti e gli impermeabili. Nella vita, non è detto.
Nei film, il treno aspetta il momento giusto, prima di muoversi. Le stazioni sono cattedrali delle lacrime, le loro volte scure e arrugginite osservano l'incontrarsi e il dividersi della gente. È sempre tutto perfetto. Nessuno rovina l'attimo.
In questa vita l'errore più grande è credere di essere in un film. A me capita da sempre di far cominciare la proiezione prima ancora di avere la certezza che gli attori che ho scelto vogliano davvero recitare il mio copione. Ma è così che fa il regista, così fa lo sceneggiatore. Immagina, sogna, costruisce muri, situazioni, parole ed espressioni. Così faccio io, nel piccolo della mia esistenza, con i personaggi che incontro lungo la strada. Personaggi reali, che abbellisco come la truccatrice di un set, che come un costumista vesto a mio modo. Scrivo il loro domani, che per forza abbraccerà il mio. Immagino i dialoghi, le domande, le battute. Perfino gli sguardi. Costruisco il bacio, invento la frase pronunciata appena dopo.
E come sempre mi ritrovo ad essere deluso. Gli attori recitano male, o non recitano proprio. Improvvisano continuamente, non seguono il copione. Mi ritrovo impotente, seduto dietro ai miei occhi. Rileggo la sceneggiatura e mi sembra sempre perfetta. E allora perché non mi seguite? Fidatevi di me, è così che deve andare la storia. E più insisto, più mi arrabbio, più mi agito. Finisco per spaventarli tutti. E li osservo, mentre si tolgono i costumi, si lavano via il trucco. Via parrucche, baffi finti, cappelli, occhiali, rossetto. Spegnete la pioggia finta, fermate il vento. Dite alle comparse di andarsene o di muoversi come gli pare. Oramai è tutto saltato. Le persone sono uscite dai personaggi, e non mi sembrano più tanto interessanti. Io resto nel mio ruolo, seduto sulla mia sedia. La scenografia non appare più tanto realistica. Perfino dentro la stazione, il vapore ha smesso di sbuffare. I cappotti e gli impermeabili sono spariti. Il treno è silenzioso e immobile. Nemmeno una lacrima viene più versata. Nessuno più si affaccia dal finestrino.
Nei film, il treno aspetta il momento giusto, prima di muoversi. Le stazioni sono cattedrali delle lacrime, le loro volte scure e arrugginite osservano l'incontrarsi e il dividersi della gente. È sempre tutto perfetto. Nessuno rovina l'attimo.
In questa vita l'errore più grande è credere di essere in un film. A me capita da sempre di far cominciare la proiezione prima ancora di avere la certezza che gli attori che ho scelto vogliano davvero recitare il mio copione. Ma è così che fa il regista, così fa lo sceneggiatore. Immagina, sogna, costruisce muri, situazioni, parole ed espressioni. Così faccio io, nel piccolo della mia esistenza, con i personaggi che incontro lungo la strada. Personaggi reali, che abbellisco come la truccatrice di un set, che come un costumista vesto a mio modo. Scrivo il loro domani, che per forza abbraccerà il mio. Immagino i dialoghi, le domande, le battute. Perfino gli sguardi. Costruisco il bacio, invento la frase pronunciata appena dopo.
E come sempre mi ritrovo ad essere deluso. Gli attori recitano male, o non recitano proprio. Improvvisano continuamente, non seguono il copione. Mi ritrovo impotente, seduto dietro ai miei occhi. Rileggo la sceneggiatura e mi sembra sempre perfetta. E allora perché non mi seguite? Fidatevi di me, è così che deve andare la storia. E più insisto, più mi arrabbio, più mi agito. Finisco per spaventarli tutti. E li osservo, mentre si tolgono i costumi, si lavano via il trucco. Via parrucche, baffi finti, cappelli, occhiali, rossetto. Spegnete la pioggia finta, fermate il vento. Dite alle comparse di andarsene o di muoversi come gli pare. Oramai è tutto saltato. Le persone sono uscite dai personaggi, e non mi sembrano più tanto interessanti. Io resto nel mio ruolo, seduto sulla mia sedia. La scenografia non appare più tanto realistica. Perfino dentro la stazione, il vapore ha smesso di sbuffare. I cappotti e gli impermeabili sono spariti. Il treno è silenzioso e immobile. Nemmeno una lacrima viene più versata. Nessuno più si affaccia dal finestrino.
lunedì 24 ottobre 2011
Fermati
È così difficile non ascoltare il cuore. Io non ci sono riuscito quasi mai. Perchè dovrei ora? Forse perchè dovrei averlo capito, che non ha sempre ragione. Ma cuore e ragione non sono fratelli. Come si fa a frenarsi, quando la sola presenza di quella persona scatena l'infinita serie di sensazioni positive che altrimenti rimarrebbero addormentate? Ho sempre avuto la forza di ricominciare, di rinunciare quando non c'era più speranza. Ma se ce n'è ancora, anche poca, io non riesco. A me piace lottare, ma troppo spesso è più uno sbagliare. Almeno così mi han detto. Io, che non ho mai ascoltato nessuno, forse dovrei farlo, questa volta. Forse. Non lo so, non ci sono regole, non c'è garanzia di effetto data una causa. Non è causale, è casuale. È come lanciarsi nel vuoto, il momento prima di aprire il paracadute. La sensazione è di grandiosità, di adrenalina, di violenza. E quasi non la si aprirebbe, la vela del paracadute. Perchè la pericolosità del momento, di quello che potrebbe accadere, non supera la bellezza dello stesso. E io sono sempre stato affascinato dalla bellezza, oltre il rischio. Corro sempre, corro da sempre. Forse dovrei fermarmi per un po', per dare tempo a chi mi sconvolge di raggiungermi, o di cambiare strada. La fretta, il desiderio mi stanno accecando. Fermati Coach, fallo per te.
giovedì 20 ottobre 2011
lunedì 17 ottobre 2011
Sono stufo
Sono stufo di vedere in giro così tante coppie male assortite. Guardatevi intorno, è pieno di ragazze, donne che potrebbero avere tutto e tutti, e invece si accontentano di brutti (ma veramente brutti) ceffi, spesso pure idioti. Gente inutile, senza sapore. Io non me lo spiego, non riesco. Mi confronto, ne parlo, ma non capisco. Non capisco i gusti delle donne. Non capisco certe scelte. Non capisco secondo quali regole s'appassioni il loro cuore. Va bene che al cuore non si comanda nulla, ma non bisognerebbe nemmeno pisciarci sopra, specialmente se si tratta del proprio.
Cammino per strada e rimango allibito. A volte pure arrabbiato, perchè non c'è proprio giustizia. Ci insegnano l'etica, la morale, la galanteria, l'educazione, il rispetto, l'atruismo, la bontà danimo, la coscienza pulita. Uno impara tutte queste cose, le fa sue, le sente sue, le lascia entrare come se non fossero mai mancate. E poi? Vince il finto. Il buzzurro. Ma si diciamolo, lo sfigato. Quello che si riempie la bocca di belle parole, anzi, di stronzate colossali, e le sputa in faccia all'ingenua ragazza. Lei si lascia annegare in quel mare di nulla, finchè un bel giorno si rende conto che era tutto sbagliato. Ma dai?
venerdì 14 ottobre 2011
Qualcuno - Capitolo II
Qualcuno lavorava ormai da tre anni per una casa editrice. Era una sorta di talent scout di giovani scrittori. Praticamente veniva pagato per leggere, leggere e ancora leggere.
Nel tempo si era appassionato per diverse storie, quelle in cui riusciva ad immedesimarsi e che non lo facevano più sentire unico nell'universo. Aveva capito che, nel mondo, di persone a lui simili ce ne dovevano essere davvero tante, nascoste nei bar, nelle biblioteche, nelle villette, nei parchi, nelle chiese, nei musei. Era convinto che, per forza di cose, prima o poi ne avrebbe incontrata una, e allora sì che sarebbe stato Amore.
Fu in uno di quei giorni di lettura e immedesimazione, che gli capitò di leggere un manoscritto di una giovane ragazza ventenne che abitava a qualche città da lui. Lo aveva spedito per posta, all'indirizzo della casa editrice. E chi si occupava di smistare tutte quelle storie di uomini a chi era pagato per leggerle, quello stesso giorno decise di consegnarlo a Qualcuno.
Il titolo era È la morte, nel sogno. Due parole che erano sempre piaciute a Qualcuno, che perciò iniziò a leggere con curiosità.
Come sempre, per prima cosa Qualcuno lesse l'ultima frase del libro, decisamente più breve di quelle che era abituato a leggere: Tutto era finito.
E prima di iniziare sul serio a leggere il manoscritto, Qualcuno già fantasticava su quelle tre parole di chiusura. A cosa si riferivano? Era finito qualcosa di bello, o qualcosa di brutto? Era finito un amore, o una sofferenza? Cosa nascondeva quel Tutto? L'avrebbe scoperto solo iniziando a leggere, pensò.
Capitolo I.
giovedì 13 ottobre 2011
Qualcuno - Capitolo I
Era giunto il tempo di raccogliere l'amore che gli spettava in questo mondo. Qualcuno non aveva mai pensato che qualcosa gli fosse dovuto. Ma dopo quegli anni di folle concedersi, di amore senza condizioni, di intese originalmente trovate e banalmente perse si era davvero convinto di meritare altrettante attenzioni da parte di una nuova, prossima ragazza. Non aspettava più quel suo perdersi per un'idea. Qualcuno desiderava più che altro essere amato, coccolato e rassicurato.
Voleva insomma immedesimarsi nel fare di quelle tante persone che aveva conosciuto, tendenti al facile e al poco rischioso. Anche se questo avrebbe voluto dire non essere più ciò che era sempre stato. Sempre, al di là di ogni negazione. Qualcuno voleva provare quella sensazione, quella che ti fa sentire amato e protetto, quella che lui aveva sempre cercato di donare alle persone, alle donne che aveva amato.
Non era più tempo dei salti nel vuoto, di quegli amori ricoperti di spine che aveva sempre cercato di trattenere nelle sue ormai consumate mani. Che lui non lo negava, gli avevano regalato le belle emozioni più vere di tutta la sua vita. Ma ogni volta era tutto finito nel pianto, nell'alcol e nello sforzo di ritrovare la strada verso casa.
Questa volta sarebbe stato diverso: sarebbe bastato trovare una ragazza onesta, carina, dolce, innamorevole. E lui sarebbe stato contento, ne era convinto. Ma come trovarla? L'unico modo era conoscere, incontrare quante più persone possibili. Parlare, ridere, bere assieme. Scoprire nuove anime e storie inedite. Tra tutti quei fuocherelli, ne avrebbe scelto uno. Il più conveniente, e se lo sarebbe preso, e tenuto stretto. E al diavolo sofferenze e corse sotto la pioggia. Fanculo delusioni e sensazioni di assenza.
E così fece. Qualcuno usciva tutte le sere, beveva in tutti i locali, andava a tutte le feste, parlava con tutte le persone. Dava una possibilità ad ogni ragazza, non più soltanto a quelle che si prendevano il suo cuore con uno sguardio e una smorfia. Non aveva preoccupazioni, si sentiva di nuovo innamorato della vita. Come sempre del resto, ma senza noie e patemi.
Partì più volte. Andò a Dublino, a Siviglia, a Londra, a Parigi. Fece il bagno in Sicilia, respirò vino in Toscana. Conobbe diverse ragazze, ci fece l'amore e andò anche bene. Con qualcuna sembrò nascere qualcosa. Ma durava sempre poco, qualche settimana. Qualcuno non era mai del tutto convinto, cominciava ad essere noioso quel giocare sul sicuro. Era come scommettere per non perdere, invece che per vincere. E la scommessa aveva perso ormai quasi tutto il suo senso, l'eccitazione che si portava con sè. Ma Qualcuno non ci voleva pensare, era solo questione di tempo. Si sarebbe abituato a questo nuovo modo di interpretare il tempo e ben presto ne avrebbe colto i frutti.
E così insisteva e continuava a parlare. A parlare e a scherzare, con chiunque gli capitasse a distanza di voce. E faceva l'amore e regalava baci. Era sempre stato generoso, in questo senso. Non era davvero convinto di fare la cosa giusta. Ma, del resto, quando lo era mai stato nella sua vita? Forse in quelle poche occasioni in cui si era innamorato. Poche? Poche o tante non importa. In quei periodi era stato sicuro di tutto ed era andato contro tutti. Ed era convinto di aver sempre vinto, comunque fosse andata a finire. Ma questi pensieri erano storia vecchia. Era tempo di vivere. Anzi, di smettere di farlo.
E così insisteva e continuava a parlare. A parlare e a scherzare, con chiunque gli capitasse a distanza di voce. E faceva l'amore e regalava baci. Era sempre stato generoso, in questo senso. Non era davvero convinto di fare la cosa giusta. Ma, del resto, quando lo era mai stato nella sua vita? Forse in quelle poche occasioni in cui si era innamorato. Poche? Poche o tante non importa. In quei periodi era stato sicuro di tutto ed era andato contro tutti. Ed era convinto di aver sempre vinto, comunque fosse andata a finire. Ma questi pensieri erano storia vecchia. Era tempo di vivere. Anzi, di smettere di farlo.
giovedì 15 settembre 2011
Storie?
E' troppo facile aspettare di incontrare una persona che più che altro vada bene, che onestamente vada bene. Una persona con cui si riesca a parlare, che sia fisicamente attraente. E decidere di volerla, di stare insieme a lei. Ma la vita non può essere facile, questo ci insegna. E il "troppo facile" nasconde per forza negatività.
E' più difficile non accontentarsi, attendere di innamorarsi. Le persone si dividono tra chi ha paura di innamorarsi, chi non ha pazienza di innamorarsi e chi ha fretta di innamorarsi. Innamorarsi. Non corrisponde mai alla somma di un'addizione. Sarebbe troppo facile. E se fosse troppo facile, sarebbe anche meno affascinante. Avrebbe meno valore. A chi interessano i trifogli? A qualcuno sì, perchè non hanno la pazienza di trovare un quadrifoglio. Perchè qui non si tratta di cercare, ma di attendere. Ma nemmeno di attendere, di vivere. Ne vedo a bizzeffe di storie "d'amore" inventate, talvolta frutto di reciproca solitudine, sfruttate come una cura anestetizzante. Ne vedo troppe, e non tante, di storie cercate, di incontri forzati per evitare di incontrare se stessi. E non finiscono mai bene, ed è giusto così. L'amore è rischio e abbandono, non si calcola con l'esperienza. Fareste meglio a nascondervi, voi che vi accontentate, o peggio, voi che vi sfruttate a vicenda, timorosi del vostro letto vuoto. Un tempo vi avrebbero chiamato codardi. Oggi siete la maggioranza. Mi sento così fortunato ad essere lontano da voi, dalla vostra triste scelta di vita. Io non mi ci vedo come voi. Io piuttosto rimango qui, da solo. Perchè non mi faccio paura. E sono coraggioso.
E' più difficile non accontentarsi, attendere di innamorarsi. Le persone si dividono tra chi ha paura di innamorarsi, chi non ha pazienza di innamorarsi e chi ha fretta di innamorarsi. Innamorarsi. Non corrisponde mai alla somma di un'addizione. Sarebbe troppo facile. E se fosse troppo facile, sarebbe anche meno affascinante. Avrebbe meno valore. A chi interessano i trifogli? A qualcuno sì, perchè non hanno la pazienza di trovare un quadrifoglio. Perchè qui non si tratta di cercare, ma di attendere. Ma nemmeno di attendere, di vivere. Ne vedo a bizzeffe di storie "d'amore" inventate, talvolta frutto di reciproca solitudine, sfruttate come una cura anestetizzante. Ne vedo troppe, e non tante, di storie cercate, di incontri forzati per evitare di incontrare se stessi. E non finiscono mai bene, ed è giusto così. L'amore è rischio e abbandono, non si calcola con l'esperienza. Fareste meglio a nascondervi, voi che vi accontentate, o peggio, voi che vi sfruttate a vicenda, timorosi del vostro letto vuoto. Un tempo vi avrebbero chiamato codardi. Oggi siete la maggioranza. Mi sento così fortunato ad essere lontano da voi, dalla vostra triste scelta di vita. Io non mi ci vedo come voi. Io piuttosto rimango qui, da solo. Perchè non mi faccio paura. E sono coraggioso.
mercoledì 14 settembre 2011
Colazione da Tiffany
"Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa."
venerdì 2 settembre 2011
Se non scrivere e ingoiare il tempo
E io che posso fare? Se non scrivere e ingoiare il tempo, perché come tutti voi, ogni giorno, mi aspetto qualcosa di più. E se non è nella nostra natura di uomini, condividere il respiro con la speranza, cosa lo è davvero? Qualsiasi cosa di straordinario ci possa pur accadere, noi sogneremo sempre un capitolo aggiuntivo. Perché giustamente non possiamo accontentarci, di questo scorrere, pur vero. È questo voler arrivare senza sentirsi arrivati che da il senso alla nostra esistenza. È per questo che l'anziano, una volta esaurita questa spinta, si dice pronto a trapassare. È questo che dovrebbe capire chi si ostina a vivere in un acquario, piuttosto che avventurarsi in un mare.
martedì 30 agosto 2011
L'ordine naturale dei sogni
Finisco di fumare l'ultima sigaretta della giornata, quella più buona dopo la prima del mattino, e sono già le quattro. Il mio cuore è ancora stordito, normale conseguenza è la sua indecisione. È tutta una storia strana, questa. Che la racconto, provo a spiegarla, e sembro sempre un folle. È una storia a senso unico con un pizzico di controcorrente. E davvero non so a cosa mi porterà. Io, come al solito, mi ci butto a capofitto, senza sapere nulla, ma proprio nulla. Costruendo parvenze di certezze sulle ombre di pochi indizi. E mi sembra tanto un lottare da solo, per una conclusione che probabilmente sto sognando per conto mio. E i consigli, i giudizi non servono a nulla. Provano ad arrotondare questa mia apparente follia, frutto di poco più del nulla, figlia del mio estremo gettarmi per sentire. Con gli occhi chiusi e il fiato trattenuto, precipitando verso una luce che ancora non vedo, ma immagino così viva che tanto basta. E io ti spio e ti vedo così bella, così ancora poco reale, così tremendamente idealizzata. Così piatta, sparatami in faccia da questo monitor a quadratini colorati. Osservo la tua vita, ne desidero le parti. È tutto ancora così lontano dal mio sogno, che a volte mi credo di perdere il tempo. Sei un po' quell'isola che non c'è, ma che è pur sempre un'isola. Potrebbe non essere mai, potrei non sentire mai il tuo profumo e la tua voce viva. Ma è così bello questo sogno, che me lo godo ancora per un po'.
Tu, che sei tu e non lo sai.
giovedì 18 agosto 2011
Quel giorno di colori
Amore, sostanza destinata a mani inesperte, che nell'ignoranza del rischio e dei pericoli per il cuore, si abbandonano volentieri al suo devastante suono. È come essere abbagliati dal sorriso del sole, desiderando di osservarlo ancora meglio, con una grande lente, senza immaginare che probabilmente brucerà i nostri occhi. Ma non si possono prendere precauzioni, perché non c'è calcolo né previsione. È solo il coraggio più giusto del mondo, che ci porta a rischiare le nostre convinzioni, le nostre strutture e i nostri progetti in nome di una luce anche solo accennata, ma straordinaria a tal punto da chiarire ogni cosa, mostrando finalmente ai nostri stanchi occhi il fine e il senso di questa rapida vita. Si tratta solo di farsi sopraffare, affogando nella purpurea vernice del più alto tra i sentimenti, fino ad esserne completamente impregnati. E se in questo omicidio della ragione non saremo soli, ma sostenuti da un amore altrettanto sincero, allora potremmo dirci giunti. Giunti al Senso, felicemente perduti mano nella mano nel più grande e potente dei sogni. E lo coltiveremo coi baci appannati dal sonno, con gli abbracci di ogni ritrovarsi, con le carezze protette da una coperta, con la costante produzione di sorrisi mai stanchi, con la trasgressione dei corpi ovunque ci travolga la passione, con lo scambio dei sudori e l'intreccio dei desideri. Con una passeggiata nella città che dorme, con una vacanza al mare, con un gelato al pistacchio, con una canzone cantata insieme, con una buona notte prima di spegnere la veglia. Con una corsa in un prato, una caduta, uno sguardo in silenzio e poi l'amore più bello del mondo.
Se invece sarà solo la nostra ragione ad essere messa da parte, se saremo soli in questo cercare di vivere, non dispereremo. Guarderemo quel sole e ci bruceremo gli occhi. Per giorni e per mesi continueranno a bruciare, impedendoci di vedere qualsiasi altra possibile occasione di amare. Bisognerà solamente attendere che i colori del mondo e delle persone si mostrino di nuovo a noi, invitandoci a non rinunciare alla bellezza della nostra unica vita, cercando di convincerci ad abbandonarci di nuovo. Quel giorno di colori arriva per tutti, ma non è per tutti. È solo per quelle mani inesperte, pronte ad afferrare un amore incandescente, che straordinariamente non curanti del rischio di farsi del male distruggono la paura in nome di una possibile felicità.
Questo è l'amore.
mercoledì 17 agosto 2011
Tu sei tu
È difficile da spiegare. È tutto talmente poco tutto, perché è ancora una parte di qualcosa che potrebbe essere. È uno scorrere di foto, è così poco realistico, eppure così intenso ed emozionante. E tu magari non lo immagini nemmeno, non sai ancora che questa tu sei tu. Ma qualcosa inizi a sentire. Perché in fondo capire questo mio qualcosa non è così difficile, forse è pure ovvio. Quasi del nulla tangibile, costruito interamente su parole e sensazioni. Qualcosa ci lega già e non ne conosciamo la natura, ma ormai è evidenza. Dopo tanto tempo riesco a sentirmi così vivo, e per così poco, come una tua parola. Non so cos'è, ma mi piace.
venerdì 12 agosto 2011
Agosto in città
Dove sono finite tutte le persone di queste strade?
Alcune abbracciano il proprio amore, lontane dalle loro case e dalla vita di sempre. Insieme in una parte di mondo, guardandosi e convincendosi di non stare sbagliando. Continuando a fare la scelta che sembra, che dev'essere la più giusta. L'estate della coppia, che si bacia e si ama sulla sabbia. Che esprime il meglio, perché tutto il brutto e tutti i dubbi sono rimasti al porto, all'aeroporto o al casello dell'autostrada. Quell'estate che finisce troppo presto, non appena alla realtà ritorna la fame.
Alcune sono solamente partite, l'importante in fondo era quello. Sperando, credendo come ogni anno che i giorni della vacanza siano finalmente quelli storici, quelli indimenticabili. E magari succede anche. Perché alla fine sono lì, ai confini delle loro abitudini, un passo oltre a quello che continua ad essere il sempre, liberi per una settimana di non essere se stessi, o di esserlo finalmente. L'importante è una bella canzone in macchina e una bella chiacchierata, sporcata da qualche centilitro di birra. Buona o meno che sia.
Alcune sono già tornate, oppure mai partite. Vivono questa città sempre più morta, sempre più lontana da quella di ogni giorno. I bar, i pub, i locali delle solite sere sono chiusi. Per ferie. Qualcuno rimane aperto, riempito da anime al verde che si spartiscono quel poco di amore o divertimento che è rimasto sugli scaffali. E i cocktail effetto placebo non soddisfano abbastanza. Non è più piacevole trovare parcheggio, è troppo semplice adesso. Si siedono su un gradino e pensano a quelle coppie seminate per il mondo, alle compagnie dei tuffi e delle serate da una volta nella vita. Si fumano una sigaretta e si chiedono dove siano finite, tutte le persone di queste strade.
venerdì 5 agosto 2011
Riflessioni rapite alla Corsica
Non conta mai quanto tempo hai. Conta l'uso che ne fai, appena lo saprai, che se molli quando vai te ne pentirai. Che anche quando piangerai non lo butterai, questo tempo malandato. Prova ad aggiustarlo. Quell'amore che era nato, non dimenticarlo. Quella vita ti ha lasciato, e non puoi negarlo. È futuro, non passato, ora tocca farlo.
Quindi prendi in mano i giorni, prova ad ascoltarli. Non pensare che ritorni, l'ora di sfruttarli. Ama quando te lo senti, non avere fretta delle storie inconsistenti, ma piuttosto aspetta. Lo sai già che te ne penti, se non ti dai retta. Questa vita, anche se tenti, non sarà perfetta.
Quindi prendi in mano i giorni, prova ad ascoltarli. Non pensare che ritorni, l'ora di sfruttarli. Ama quando te lo senti, non avere fretta delle storie inconsistenti, ma piuttosto aspetta. Lo sai già che te ne penti, se non ti dai retta. Questa vita, anche se tenti, non sarà perfetta.
giovedì 4 agosto 2011
lunedì 18 luglio 2011
Nella penombra del beat
Adesso è l'ora di sempre. Negli anni, nelle esperienze, nelle fatiche dei rapporti mi sono convinto di poter amare per due. Di sopperire alla mancanza di lei, con un doppio sentimento dal cuore. Ne sono capace, l'ho provato sulla pelle, ne sono stato ferito. Mi ha graffiato, questo doppio amare. Ormai è sul mio corpo, nel mio modo di essere.
E per dimenticare, per stare un po' meglio, alzo i bassi dell'equalizzatore, metto su la musica pompante, quella che scuote le molecole e inibisce il cervello. Batte, e io mi lascio trasportare. Non contano le parole, non contano per niente. Conta il ritmo prevedibile, in quel momento incessante. Anche da solo, seduto dentro alla mia auto, con una sigaretta nella sinistra è una birra nella destra.
Una foto, una stupida foto fatta per caso. Con te, il tuo sorriso, i tuoi capelli quasi ricci, il colore, gli occhi, le pieghe dell'espressione. E il suoi occhio, metà dei suoi occhiali, quella mano sul tuo braccio. Il calore della tua schiena, così volente la sua. Che diversità, che squarcio da quello che era e non sarà mai più.
Io sono pronto a innamorarmi di nuovo, è il mio flagello. Vederti così, più felice di me. Tu, che hai perso. Io, che ho guadagnato. Così mi dicono, così mi ripetono. Ma io ero lì, con la sigaretta nella sinistra e la birra nella destra. Nella penombra del beat, alla possibile ombra di quell'albero. Ma non ci sono ombre di notte, ce n'è una sola. Unica, completa, realizzata. E io immerso, a pensare chissà cosa. E tu, in quella foto. Sembri quasi la mia, la mia te. Ma con l'occhio, l'occhiale e la mano di lui.
E io. Io che non devo. Scrivere quando non penso. Dormire quando non ho sonno. Devo prendermi quello che voglio, lottare fino allo stremo. E non sei più tu. A me è sempre piaciuta la corsa, il rush finale, quando negli occhi ne hai solo altri due. E sai che sono quelli giusti. Lo so, non ho mai sbagliato. E non sono i tuoi, non lo sono più.
Scrivere scoordinato, a quest'ora. Mi sfogo. Ma non è di te che vorrei parlare. E sento che ci sono vicino. Mi prenderò quello che desidero. E non sei più tu. Non più.
lunedì 11 luglio 2011
Voglio avere paura
Questo, finora, è stato un anno importante. Uno degli anni più importanti della mia intera vita. Si sono concluse due esperienze irripetibili e fondamentali. La mia vera storia d'amore e, tra pochi giorni, la mia esperienza universitaria. Perciò, dopo una lunga corsa, sono giunto al traguardo. Che per fortuna, nella vita, non è mai l'ultimo. Infatti, sono già chinato a ridosso della linea di partenza, pronto a inseguirne uno nuovo. O più di uno. Attendo lo sparo che mi faccia scattare. Ma non devo avere fretta. Rischierei di partire non concentrato e di confondere un vero obiettivo con un amaro miraggio. Perciò mi prendo il mio tempo. Il tempo di sbagliare e il tempo di capire. Finché non mi sentirò davvero pronto ad ascoltare quello sparo, a scattare più convinto di prima e a sudarmi la mia prossima conquista.
Non bisogna avere paura del tempo, o perlomeno non di tutto il tempo. Solo di quello sprecato. E io voglio continuare ad avere paura.
Non bisogna avere paura del tempo, o perlomeno non di tutto il tempo. Solo di quello sprecato. E io voglio continuare ad avere paura.
Facciamolo insieme
Domani il sole sorgerà di nuovo. E il giorno dopo ugualmente, e così ogni mattino per chissà quanto tempo ancora. Il giorno più bello deve ancora arrivare, per tutti. Non disperate, versate solo le lacrime giuste. Fatevi una corsa nel nulla, un giro in bici nella giungla di luci, ballate la canzone più forte, cantate quella più vostra. Sorridete per chi vi guarda, ridete con chi vi ama ancora, nonostante il tempo, la noia, l'abitudine, il caldo, l'inevitabile. Scrivete dolci parole a chi vi vuole bene, date un abbraccio a chi ne conosce ancora il valore. Spendete qualche soldo, partite, conoscete, respirate quello che ancora vi manca. Facciamolo insieme, per questi tempi e per questa terra che ci osservano. Fumate una sigaretta fino al filtro, scolatevi una birra sulla spiaggia. Fate l'amore se potete, ma senza regalare il vostro significato. Osservate le stelle, sposate qualche tramonto. Smettete di aspettare, è tutto subito, è tutto in questo momento. È il resto che vi aspetta, una persona, un luogo, un imbarazzo, una chiacchierata, una risata, un bacio. Anche le nuvole hanno il loro fascino, la pioggia può rinfrescare, il vento asciugare. Non raccogliete le briciole, cercate solo di apprezzarle. Domani è misterioso, incredibile ed eterno, per il momento. Fatevi eccitare dal pensiero, dalla sorpresa, dall'inaspettato. Il futuro ne è colmo e pronto a sgonfiarsi, per la vostra infinita gioia. Credete a tutte queste cose. Facciamolo insieme.
domenica 10 luglio 2011
Cadavere d'amore
Sudato, bevuto. Piango ancora, passando in bicicletta per dove mi hai baciato, quell'ultima volta. In macchina, nella tua macchina. Avevi gli occhi chiusi, ma lo sguardo di chi sta facendo qualcosa per l'ultima volta. Che bel bacio, pensai. Non poteva che essere così, l'ultimo. Scusate le frasi sgrammaticate, ma questo è amore. Amore puro. Amore raro. Ancora amore, nonostante tutto. È bastata una foto, una foto nuova, per sconvolgere tutto. Cerco un nuovo amore, o soltanto una sostituta? Non lo so, come posso saperlo? È ancora troppo presto, e questo troppo presto fa schifo. Ma mi tiene ancora vicino a te, al tuo essere mia. Anche se mia non sei più. E chissà di chi sei, chissà di chi sarai. Avrei, avrei potuto, non sarà mai. Questa è la verità, dura e spigolosa, avvelenata come le spine di una rosa, arrampicata sul corrimano di una scala. Vedo, conosco storie al paragone inutili, tristi, vane, nulla. Che senso hanno, di fronte a quello che eravamo? Perchè, perchè la tua scelta? Non capisco ancora, dopo giorni e mesi. A cosa servono queste nuove lacrime, figlie legittime di quelle vecchie? Quante domande, amore. Quanti dubbi ancora. Spero ti stia divertendo, al di là di me. Spero tu sia convinta, al di là di me. Al di là di me, al di là di questi due anni d'amore, accoccolati insieme in quel momento per sempre. Maschere, microfoni, cavi, cellulari, tappeti, stampanti, dischi, penne. Contorno, puro e inaccettabile contorno di una stratosferica mancanza. Balliamo, e tanto tempo che non lo facciamo. Ricordi? Io sì, tengo vivo questo cadavere d'amore. Respiro gli ultimi fiati. Sei stata il tutto. La completezza, l'unione. Trattami bene, in futuro. Parla bene di me, difendimi. Io proteggo il tuo nome, l'ho fatto anche stasera. Dormo. Salutami il tuo cielo.
domenica 3 luglio 2011
Voi e noi
Voi, nascondetevi pure nelle vostre leggerezze. Quello che vi manca è lo spirito per viverle. Voi che consumate il tempo nella tristezza di essere persone di poco valore, cercando le vostre gioie da mezz'ora, al massimo da una sera. Non avete il coraggio di assumervi la responsabilità di sbagliare, e finite per calpestare i giorni senza un vero obbiettivo. Le altre persone vi servono per riempire l'enorme vuoto lasciato dal vostro ego, fuggito chissà dove o mai apparso. Ma nella profonda verità che scaturisce quando vi guardate allo specchio, sapete che di tutti quei volti nemmeno uno potrà accompagnarvi per questa vita. E continuate a correre sul posto, sprecando sudore e consumando i vostri inutili muscoli, pisciando sull'amore che, ogni tanto, qualche ingenuo essere di passaggio potrebbe provare per voi. Vi vantate con quelli che vi fa comodo chiamare "amici", del vostro cinismo, della vostra superiorità, della vostra intoccabilità ed eterna invincibilità contro la follia del darsi. Voi prendete e non cessate di farlo. Prosciugate il bene delle persone per farne uso personale.
Noi, spacciatori d'amore per voi drogati in astinenza d'affetto. Noi, destinati ad essere abbandonati non appena crederete di poter avere un amore migliore. Noi, che ci facciamo bastare quel poco che ci date in cambio, e lo trasformiamo nella ricchezza più grande. Noi, ingenui escursionisti di questa vita a cui siamo legati, immuni alla crudeltà di un amore conveniente. Non abbiamo le vostre paure, ricerchiamo il benedetto scontro con questa vita. E voi non ci cambierete.
martedì 28 giugno 2011
Un po' come la pioggia
Aspettare l'amore è un po' come aspettare la pioggia. Si può fare una danza ogni giorno, e credere che serva a qualcosa. Ma nella maggior parte dei casi, la pioggia arriverà quando le pare. L'unica cosa che si può fare, è restare affacciati alla finestra, continuando a guardare il cielo.
lunedì 27 giugno 2011
Tu che hai scelto non so cosa
Tu, che al posto mio hai scelto non so cosa. Tu, che hai scelto gente che indossa la camicia, per credere di avere le spalle più larghe. Tu, che hai scelto chi si rifugia in alto, per paura di guardare in basso. Tu, che hai scelto falsi e spudorati filosofi della vita e della strada, contenti invece di tornare a casa nel loro letto rifatto da qualcun altro, di bere il loro aperitivo in Brera, di vantarsi del loro nuovo portafogli e di avere la paghetta a fine mese. Tu, che hai spezzato il nostro amore per gente che crede di aver amato, ma non ha amato mai. Tu, che hai scelto quei mascherati pseudo intellettuali, masturbatori dei valori puri, tristi fornicatori alla ricerca di corpi respiranti, che si vantano della loro adulazione per Vinicio Capossela, Baudelaire, Hemingway, Trouffaut, Bergman e Lina Wertmuller, e poi finiscono a copulare nelle turche, a bestemmiare la vita, a sputare sulle loro esistenze e sul decoro comune. Tu, che hai scelto gli sfruttatori del pettine, gli esperti di orologi pesanti, i buongustai dal palato fino, riverito e costoso, gli attori della Milano da bere più finta e becera, i protagonisti di un Grande Fratello penoso e volgare, i cantastorie "contamusse", gli schiavi del buon apparire, gli scarti del mondo che seleziona. Tu, che hai scelto questo mondo di distrazione, di scorciatoia dalla vita, destinato a terminare nel nulla come tu già sai. Tu, che hai scelto queste persone e hai scartato quelle che ti amavano e che ti volevano bene. Tu, che hai scelto questo non so cosa, piuttosto che me.
martedì 21 giugno 2011
Alle coppie felici del mondo
A tutte le coppie felici, sorridenti e piene di vita: godetevi ongi momento, ogni istante del vostro amore. Godete dei baci, degli abbracci, delle passeggiate mano nella mano. Godete nell'organizzare un viaggio insieme, nel tragitto verso la meta, nell'amore che farete appena arrivati in camera. Godetevi i sorrisi della persona che amate, le sue insicurezze, i suoi momenti di debolezza. Godetevi l'esperienze che sentirete vostre, e vostre soltanto. Godetevi i viaggi in macchina, a cantare canzoni tenendovi la mano. Godetevi i pomeriggi a non fare nulla, se non stare insieme, parlare, coccolarvi. Godetevi le bevute insieme, le sigarette accese a vicenda. Godetevi i film al cinema, i baci all'intervallo. Godetevi l'esperienze che nessuno, a parte voi due, conoscerà mai. Godetevi il vostro tempo, che non tornerà più.
lunedì 20 giugno 2011
Tuttora qualche volta, nonostante tutto
Cade un giorno, per tutti, in cui l'amore svanisce. Mi chiedo quando sarà quel giorno, il momento in cui sarò certo di non amarti più. Per ora, non è ancora arrivato. La mattina cerco di riempirmi di pensieri, abbastanza larghi da scansare quelli che guardano al passato, alla tua pelle bianca. Sono, sono stai giorni strani. Come un fiocco di neve sull'asfalto, mi sono trovato in una vita che non era più la mia. Che non è più la mia. Giorno per giorno tento di riprendermela, e dentro di me so che prima o poi riuscirò nell'intento. Il viaggio è doloroso, l'ho è già stato davvero tanto. E ancora mi chiedo perchè. E mi chiedo se davvero un giorno ci rincontreremo, questa volta non per caso. Che cosa accadrà, cosa ci diremo? Come ci saluteremo? Forse si è trattata di una semplice incongruenza. Forse tu eri la donna della mia vita, ma io non lo ero per te. Forse non lo sono. Eppure so di averti amata ogni istante. Questa volta so di non aver sprecato nemmeno un attimo, di quelli spesi al tuo fianco, mano nella mano, stretti nel letto. È il bello della vita, non è mai scontata. Quasi mai quello che ci si aspetta, poi, si rivela tale. È il bello della vita, ma in questi giorni è soprattutto il brutto. È il vedere quei pezzi di sogno sparsi un po' ovunque, a ricordarmi che tutti i nostri progetti, le nostre sincere promesse non esistono più. Si sono bruciate in un giorno, in un'ora e mezza seduti a quel tavolino di plastica. Che abbiamo pure scherzato, quel giorno. Perchè, del resto, chi ci conosce meglio di noi due? Nessuno al momento. Forse un giorno ti ringrazierò, forse non lo farò mai. Io mi sentivo arrivato, nel buon senso della parola. Avevo tutto quello che avrei voluto. Avevo te. Spero che tu lo trovi, quello davvero giusto. Ma, sinceramente, spero soprattutto di trovarla io, per me. Ti ho amata davvero tanto, forse ti amo ancora. Probabilmente sì. Ma passerà, purtroppo. Purtroppo perchè, quanto è stato bello amore? Lo sappiamo bene, io e te. Non c'è bisogno che racconti di quei nostri giorni follemente belli. Senza pensare, senza preoccupazioni. L'uno sulla spalla dell'altro, insieme. Ricordo tutti i colori, le luci, i profumi. Ricordo Ios. Ricordo i bomboloni per colazione. Ricordo 3 ore di viaggio in macchina ascoltando soltanto i Baustelle. Ricordo il giorno che ti ho rivista, dopo la Grecia. La passione di quel momento. Tutto classificato a ricordo. A passato, a qualcosa che, con te, non potrà più ripetersi. Io non lo so se hai fatto bene o no, sono ancora convinto che tu abbia fatto una grandissima cazzata, e te l'ho detto. Ma so un sacco di altre cose, che solamente anche tu sai, che tuttora qualche volta, nonostante tutto, riescono ancora a strapparmi un sorriso.
mercoledì 8 giugno 2011
Marta
Ti ho rivista. Per caso, per destino, per forza? È bastato un secondo per capire che eri tu. Ormai la tua ombra e il tuo contorno non hanno segreti per me. E mi ricordo ancora ogni centimetro della tua pelle. Ti ho rivista, dicevamo. Dicevo. Dico. Non ti ho guardata quando ti ho dato i due baci sulle guance. Due baci sulle guance, ti rendi conto? Io e te, due baci sulle guance. Che facevamo l'amore e ci baciavamo sotto la pioggia. Assurdo. Assurdo. Assurdo. Due baci sulle guance. Nessuna parola. Tu, però, mi hai accarezzato. Perchè? Che bello, però. Essere toccato da te, ancora una volta. Il profumo, il sapore delle tue guance. Cazzo, basta. Perchè ti ho dovuta rincontrare? Stavo andando bene, sto andando bene. Mi sto riprendendo, stupisco chi mi conosce. Il destino non esiste, il destino esiste. Spero di riuscire, prima o poi, a vivere un giorno senza alcol. Forse ieri, ma chi se lo ricorda? Saresti potuta essere ciò che non sei. Che rabbia, pensare di non essere riuscito a farti sentire come non vorresti, ma vorresti sentirti. Sarebbe bastato farti sentire come mi sentivo io ogni volta che aprivi quel cancello, mi sorridevi ed entravi in macchina. Ogni volta che mi baciavi. Ogni volta che mi chiedevi se sapessi che mi amavi. Ogni volta che siamo stati io e te, ovunque fosse. Nelle nostre situazioni da sfigati, in cui nulla andava come avremmo voluto. Quanto ridere però. Quanti sorrisi. Quanti momenti straordinari. Solo perchè tu ne facevi parte, insieme a me. Non ho ancora smesso di amarti, perchè Sei e rimani. Io supererò questo momento, mi innamorerò di un'altra persona, più di quanto non sia capitato con te. Ma questo è futuro. Adesso è stato, sarà ancora per un po' il momento del passato. Sei stata il fine della mia corsa, la prima motivazione per gli obiettivi più importanti. E poi, l'altra sera, eri ancora una volta bellissima. Bellissima. Hai incredibili problemi, e prima lo capirai meglio sarà, per te. Ma è stato un onore averti mia e mia soltanto per due anni. Lo sarà sempre. Marta, sì, Marta. Perchè è inutile non nominarti. Mi hai dato tanto, mi hai dato tutto, mi hai dato quello che non mi aspettavo di avere. Spero di essere stato per te almeno un poco di quello che tu sei stata per me. Sembrano tutte frasi banali, ma non può esserlo la verità. È ancora troppo presto per dirti addio, per salutarti. Fa schifo scriverlo. Fa male. Non so come chiudere questo post. O forse sì.
Marta.
lunedì 30 maggio 2011
Suggestioni contemplando la Guernica
Pare che i bassi siano destinati a scandire i momenti importanti della mia vita. Magari non fondamentali, magari sicuramente sì. Boom Boom Boom. Era una notte di sudore e lacrime. Camminavo e perdevo pezzi di sogno, distrutto contro la mia volontà. Cercavo di non curarmene, ma era ancora troppo presto. Ho sparso quei frammenti lungo le strade di Milano, dentro un bicchiere di birra, durante un sorso di Long, nell'abbraccio della notte quasi mattina. Li ho sparsi nei nostri antichi luoghi, che diventeranno miei e di qualcun'altro. E poi il caso.
Il Caso.
Anche se non è un "poi", perchè è successo addirittura prima. C'è stato un tempo in cui mi sforzavo di non trovare senso nelle cose. Era il mio modo di guardare il mondo. Non mi ha portato a nulla. Ora vedo senso in tutto. No, non in tutto. In quello che vale. Vale in quanto tale. È successa questa cosa, sta succedendo in questi giorni. Non è definibile, perchè non c'è definizione adatta. E tu hai paura che sia come un acquazzone d'estate. Intenso, ma breve e insopportabilmente momentaneo. Poche persone hanno la capacità di plasmare le idee altrui con la sola forza delle parole. Io non ho mai preferito i fatti. Io metto parole e fatti sullo stesso piano. Il tempo, ecco cosa conta. Il tempo dei giorni. Il tempo sprecato e quello che vorresti rivivere. E, soprattutto, quello che vorrai vivere. Quello che voglio vivere. Io non sono una barca alla deriva. Sono il capitano di una nave coi controglioni. E vi stupirò tutti.
domenica 22 maggio 2011
Ti ricordo sul divano
Ti ricordo sul mio divano, mentre guardo un film già visto, di cui mi interessa poco. Ho capito che qualcosa in me rifiuta la tua immagine, la trattiene nel buio proprio quando sta per riaffiorare. La nostra è stata una storia d'amore, una grande storia d'amore. Non la sporcherò con questo brutto finale, la difenderò per il tempo in cui è stata la più bella. È difficile scrivere le nostre pagine. Non voglio farlo, quello che è stato rimarrà nostro. Tutti quei piccoli momenti, che avevo dimenticato e che solo ora si mostrano alla mia consapevolezza, resteranno orme leggere e indelebili. Ora è ancora troppo forte, sono troppo forti. Faccio fatica ad abbandonarmi a tutti questi ricordi, qualcosa in me ha paura di tornare a quella terribile settimana di maggio. Per fortuna sempre più lontana. Per fortuna? Sono stati due anni pieni, e conto anche quel mese di maggio in cui ci siamo innamorati l'uno dell'altro. Lo stesso mese che ti ha portata via da me, e chissà da chi altro. Ho provato anche ad odiarti, ci credi? Ma è delusione, non può essere odio. È il rammarico di non essere stato abbastanza perfetto per trattenerti. È il dolore per quella che non è una mia sconfitta, ma la sconfitta del nostro amore. Che pensavo fosse più forte delle parole di un vecchio ubriacone con intenti da veggente. Ché lui l'aveva previsto. Che tristezza, che è finita come tante altre vite insieme. Ho il mal di pancia, è come se il mio corpo volesse distrarmi da questo tentativo di sguardo al passato. Lo ripeto ancora una volta, il futuro è sempre più bello. E allora mi chiedo quanto fantastici dovranno essere i miei prossimi anni, dato che per forza supereranno in bellezza e realizzazione quelli vissuti con te. Questi pazzeschi due anni corpo a corpo. Fatti di parole, situazioni, film, canzoni, pioggia, baci, disperazioni, paure, estasi, progetti, coccole, pance, viole, mani, piedi, sguardi, intuizioni, balli, attese. Felicità. Il male del 13 maggio non cancella niente. Ti sarò per sempre riconoscente, ti ricorderò a me e ad altre persone. Eppure, cazzo, fa strano pensare a te in questo modo. Ma questo non conta. Ora esco e mi fumo la mia Pall Mall azzurra. Dolce notte a tutti.
sabato 21 maggio 2011
Che poi
Che poi, l'unica cosa che conta, è che la nostra storia è stata fantastica.
Buon viaggio amore mio.
venerdì 20 maggio 2011
Sfogo di cui poi mi pentirò
Ora dai a me le colpe. E questa è l'ultima triste cosa che non mi sarei mai aspettato. Non so più che persona sei. Ho vissuto una parte di te, quella più bella. Ho visto il potenziale, ho sofferto quando svaniva per un momento. Ho amato quella persona, quella che non ha ancora il coraggio di esistere. Mi ha ferito per sempre quell'altra, che ora sembra spaventosamente la più vera. Assomiglia più a un lutto, che ad una scelta. Ti hanno insegnato ad amare te stessa, a non concedere agli altri mai più del minimo. Perchè hai l'incubo di stare male, di soffrire per davvero. Come le persone normali, quelle che sanno davvero stare da sole. Quelle che hanno hobby, che occupano il tempo con se stesse, che non hanno paura di leggersi. Quelle che non riempono il tempo con persone inutili, in cui tu ti sforzi di vedere la luce. Ma in fondo, non ci credi nemmeno tu. Ma non lo ammetterai mai. Mai. Nascondi le tue estreme debolezze con una forza insensibile. Cancelli le persone come vecchi giornali, di cui ti sembra di aver letto ogni pagina. E allora via, cominci a leggerne uno nuovo. Che farà la stessa fine di tutti gli altri. La situazione non dovrebbe vincere sulle persone. Come ha detto Vecchioni "Sono le persone che fanno i luoghi, non il contrario". Scrivo queste cose per te. Sono quasi giunto al punto che non ti rivorrei più, ma "il tuo bene" ha ancora un valore. Non devi tornare indietro, non lo faresti mai. Ma cerca di costruire un futuro, che non sia la copia ripetuta del tuo passato. Abbiamo tutti bisogno di fondamenta, che si creano nel tempo. Persone, certezze, coscienza. Non è un male vivere anche in funzione degli altri. Nemmeno tu sei un isola. Non tutto ti scivolerà addosso come è accaduto finora. Fidati delle persone. Aggrappati a loro. A quelle senza interessi, se non il tuo bene. Io non ci sono più, ti dimenticherai di me, credo tu l'abbia già fatto. Spero solo di essere servito a qualcosa. Ma ho paura che non sia così.
Non ho mai smesso di vivere. Sono a posto con me stesso, pronto a ricominciare. Partendo da quello che ho già, che non abbandonerò mai.
Io so quello che voglio.
martedì 17 maggio 2011
Ci vediamo stanotte
Centinaia di persone, di volti, di nomi che ritornano vivi. Nella mente, nei ricordi, su Facebook. Guardo tutto, spio, faccio finta di interessarmi. Ma non mi importa di nulla. Nessuno brilla più. Qualcunque persona, nella mia mente, si scontra con un ricordo troppo bello da poter svanire per una seppur gargantuesca delusione. Passo dal sapere cosa fare, al non saperlo più. E quindi non lo so. Occupo il tempo, lo riempio di cose che non mi stimolano o che non mi stimolano più. Vorrei tornare indietro, a tanti momenti felici, così tanti da non poter credere che non siano bastati, a chiarirti definitivamente. Ma ho paura, ho paura di crollare, se lo facessi. Ho paura di piangere ancora, di sprecare il lungo percorso che sto affrontando, per uscirne. Il fatto è che devo uscirne, ma non voglio. Io sarei rimasto lì con tutte le mie forze. Sarei rimasto con quelle convinzioni che nulla aveva mai fatto vacillare, in due anni. E dire che non ne è capitata l'occasione, perdonami, è da vigliacchi. E la cosa più dura è sforzarsi di trovare l'errore, in te, dal quale ripartire. Per non dover subire un estenuante paragone da qui verso il poi.
La mattina è il momento più faticoso. Perchè tutto torna alla mente, tutto insieme. "Guarda che è così". E ci vuole un giorno intero per smaltire. La notte, invece, vado a letto tranquillo. Non è ancora mai mancato, infatti, il sogno in cui ci fossi te. Durante l'ultimo ti sei appoggiata alle mie spalle, e io ti ho detto le cose che non ti ho detto quel giorno orribile. Ti ho chiesto perchè non avessi mai cercato l'aiuto in me, per uscire dal dubbio. Io che dovevo e volevo essere la tua spalla, in tutto. Come in ogni tua sfida, prova ed esame che hai affrontato in questi due anni. Io ci sono sempre stato. Perchè questa volta no?
Ci vediamo stanotte amore mio, e ci saluteremo domattina.
domenica 15 maggio 2011
Niente
Ogni angolo, ogni muro, ogni negozio, ogni strada, ogni albero, ogni parco giochi, ogni pub, ogni foto, ogni ricordo, ogni persona, ogni sogno, ogni incubo, ogni pensiero, ogni prato, ogni scala, ogni parcheggio, ogni macchina, ogni cosa mi parla di noi.. La città, le città mi tengono legato a te.. le parole ti riportano da me.. mi sento debole, svuotato, terribilmente leggero e appesantito.. mi sento abbandonato, scartato come un pezzo difettoso.. mi sento ancora tuo, mi sento ancora ancora noi.. mi sento spezzato, paralizzato.. mi sento ancora intrecciato.. fa tutto schifo, le persone per la strada sono inutili, brutte, maligne.. tremendamente poco interessanti.. il senso ha perso il senso.. è tutto così insopportabilmente vano..
giovedì 12 maggio 2011
Emmenomale che c'è De Andrè
Davvero. Nei giorni a luci spente, Fabrizio è incredibile. Le sue canzoni sono universalmente malinconiche. Alcuni le sconsigliano a quelli che perdono di vista la vita. Ma è proprio in questi momenti, che Faber mi prende per mano e mi mostra la Bellezza. Che poi, che cosa mai ha distrutto la bellezza dei miei occhi sul mondo? Ancora nulla. "Ancora" superfluo. Vi riscrivo in questi giorni a luci spente, quelli che non esistono, finchè non esistono. Ma l'amore cos'è, se non questo? Se non tragica estasi. Solo le persone capaci di farti amare qualsiasi cosa, te la possono far odiare. Io, in balia di questo sentimento tremendamente e banalmente tragico. Che poi, non lo sapevo? Io so sempre tutto. Un attimo. No. Questa volta non lo sapevo. Avrei giurato, spergiurato sulla mia convinzione. Ho litigato per questo. Con persone che ora piangono per me. E vedi quel bambino di sei anni, che poi è il tuo sangue, che ti abbraccia. Ed è la prima volta. E allora capisco. Che amare incondizionatamente non mi ha mai tolto tutto. E forse non mi ha tolto niente. Se sto scrivendo, sicuramente non sto bene. "Rifioriranno le gioie passate, col vento caldo di un'altra estate". L'ha detto ora Faber, mentre schiaccio le lettere. "Dove anche l'alba diventa sera, e i volti sembrano teschi di cera". Forse mi sta guardando, forse Faber sa. "L'Amore ancora ci passerà vicino". Qualcuno mi ha anche accusato, nei giorni, di innamorarmi di tutto, troppo facilmente. Ma loro non sanno, e non lo sapranno mai, che ogni volta che ho amato l'ho fatto per la prima volta. Perchè solo l'amore cancella l'amore. Il resto sono invenzioni. Tristi invenzioni di menti umane troppo insicure per vivere felici, per avere il coraggio di essere belle persone, a tutti i costi. E nessuno, mai più, mi dica che non me lo merito. Io mi merito tutto quello che scelgo di amare, altrimenti che senso avrebbe? Per me lo avrà sempre. Ma il regalo ultimo, quello non te lo concedo. Non farò mai quello che non voglio fare. Non mi porterai a quel punto. A me interessano gli occhi e un po' di verità. Giusto quella per pensare al domani, che altrimenti è peggio di un triste ieri. Ma no, non lo sarà mai. Io l'ho sempre detto. Il futuro sarà sempre più bello.
Le lacrime, però, non smetterò di versarle, in queste notti senza di te. Perchè per me ne è sempre valsa la pena. Non devo pensare che, finalmente, un giorno vincerò. Ho già vinto, e in fondo lo so. Perchè ti ho amata come non avevo mai. Dal primo, al brutto giorno. Ogni giorno per sempre. I saluti fanno male, ma questo passato non svanirà.
E se l'Amore è gioia e dolore, grazie per le gioie, grazie per il dolore.
Le lacrime, però, non smetterò di versarle, in queste notti senza di te. Perchè per me ne è sempre valsa la pena. Non devo pensare che, finalmente, un giorno vincerò. Ho già vinto, e in fondo lo so. Perchè ti ho amata come non avevo mai. Dal primo, al brutto giorno. Ogni giorno per sempre. I saluti fanno male, ma questo passato non svanirà.
E se l'Amore è gioia e dolore, grazie per le gioie, grazie per il dolore.
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