Un blog sull'amore, sotto l'amore, dentro l'amore, che parla di amore. Il dolore, l'illusione, la gioia, la speranza, la delusione. Le mie storie da innamorato e storie inventate. Storie di tutti.
martedì 30 ottobre 2007
Qualcuno parlò a Qualcuno
Qualcuno parlò a Qualcuno
Un Qualcuno qualunque
lunedì 29 ottobre 2007

giovedì 25 ottobre 2007
Qualcuno parlò a Qualcuno
domenica 21 ottobre 2007
Piè veloce Qualcuno
giovedì 18 ottobre 2007
Un Qualcuno qualunque
mercoledì 17 ottobre 2007
Qualcuno cerca qualcosa
Qualcuno l’aveva capito: il sentimento che la donna di cui si era innamorato una volta provava nei suoi confronti, ormai, si era appassito. “Come uno di quei fiori che vedi la prima volta spiccare per lucentezza nel verde tutt’intorno. Te ne innamori, e allora prometti a te stesso di tornare il giorno dopo, per coglierlo. Esitazione fatale: la notte di quel giorno se lo porta via, ed il mattino seguente non distingui altro che un prato senza senso”. Così pensava Qualcuno, quasi il rifugiarsi in una metafora potesse alleviare il peso della più concreta realtà. Qualcuno pensava poi di trovarsi di fronte ad un bivio: rassegnarsi a quel destino, così severo con il suo fragile cuore quanto apparentemente inconfutabile, o tentare la riconquista “delle mura che cingono il cuore della mia amata”, come si diceva lui stesso, quasi a dare un tono epico a qualcosa che di epico aveva ben poco: il vero scopo era allontanare il dubbio che il suo intento avesse connotati a dir poco utopici. Ma più della ragione poté la passione: Qualcuno decise che altro tempo non poteva andar perso e che era necessario ingegnarsi in fretta su ciò che andasse fatto. E più pensava ad ingegnarsi, meno s’ingegnava. Poi, l’illuminazione.
lunedì 15 ottobre 2007
Qualcuno era innamorato
martedì 9 ottobre 2007
"Qualcuno"
Minicapitolo I “Qualcuno”
Qualcuno era un ragazzo oggettivamente definibile “simpatico”. I suoi più cari amici (perché aveva tanti, ma tanti cari amici) cercavano assiduamente conforto nelle sue brillanti parole e nella sua avvolgente voce, ogni qualvolta un dispettoso problema interferiva nel loro libero pensare.
Qualcuno era anche uno studente. I momenti che preferiva in assoluto del trovarsi-a-scuola erano due: quello in cui il baffuto professore di letteratura decantava con voce calda ed impostata dei versi d’alta poesia amorosa, e quello in cui la professoressa di inglese gli chiedeva di leggere ad alta voce un passo in lingua originale di qualche autore romantico dell’ottocento. I suoi altri interessi erano la musica (ascoltava con piacere qualsiasi genere di musica, sapeva ogni volta se era il momento giusto per uno Chopin o un Manson), le barche (perché dovete sapere che il nostro Qualcuno abitava in un piccolo e tradizionale paesino di mare, situato in un non preciso golfo di una non altrettanto precisa costa del mondo), il mare (diverse volte in una settimana la Luna poteva spiare Qualcuno osservare ed ascoltare l’Immenso Cullatore) e molte altre cose, come ogni giovane ragazzo dell’universo.
Continua…
martedì 2 ottobre 2007
Nel buio
Spengo la luce. Chiudo i miei occhi.
Fa un freddo cane sulla vetta di questa montagna. I miei piedi nudi affondano nella neve ed ogni volta non so quanto profondi s’inabisseranno. La curva levigata della cima sembra scorrere sotto i miei passi, mentre il Sole si srotola in fretta e và a posarsi e a fissarsi proprio di fronte a me. Posso allungare il braccio fino a toccarlo: le mie dita ne assaggiano la consistenza come quelle di un fanciullo nella marmellata calda di albicocche. Poi le porto alla mia lingua e lei assaggia il gusto della nostra stella. E’ rovente e affilato, è un misto di miele e limone, pepe e petrolio. Con un gesto veloce caccio via il sole. In tasca ho uno spago. Lo afferro e lo srotolo in fretta, stupendomi di quanto sia lunga la sua corda. Annodo un cappio, lo lancio nel sordo vuoto e pesco
La luce del Sole trapassa vetri e tende. Mi obbliga a riaprire i miei occhi.
