martedì 30 ottobre 2007

Un Qualcuno qualunque

Minicapitolo IV "Un Qualcuno qualunque"
Qualcuno aveva concluso che l’unica soluzione del problema, era il problema stesso. Come riconquistare Lei? Non riconquistandola. Qualcuno, e ne era sicuro nel momento in cui lo pensò con più forza, avrebbe rinunciato al suo amore. Nel peggiore dei casi avrebbe dimenticato i suoi occhi e il suo profumo, ma almeno sarebbe guarito. Nel migliore dei casi Lei avrebbe reagito alla sua assenza, con la propria presenza. Ma questo era solo il pensiero di un Qualcuno qualunque, e Qualcuno lo seppe bene poco più tardi. Sfumata rapidamente la gioia che l’avere una soluzione tra le mani aveva suscitato in lui, Qualcuno capì che il non far nulla non era il miglior da farsi, ma la peggiore delle scorciatoie. Il suo cuore e tutto se stesso era a tal punto implicato in questo vortice amoroso, che Qualcuno si era fatto vincere dalla paura di agire, che poi non era altra dalla paura di sbagliare. Perché “Perdonare una persona è possibile, perdonare se stessi quasi mai” sapeva bene Qualcuno. Pertanto, Qualcuno aveva paura di tentare qualsiasi soluzione per paura di scoprirne l’erroneità e di cadere nel rimorso (il peggior nemico degli innamorati!). Ma “Essere consapevoli delle proprie paure non è mai sufficiente a cancellarle” pensava a malincuore il nostro Qualcuno.
Allora si sedette. Chiuse gli occhi, per essere solo nell’universo. Si convinse che quella sua vita, infine, non avrebbe avuto alcun senso; e che ne avrebbe avuto ancor meno rinunciando a Lei. Si costrinse a capire che non vi era dunque nulla da perdere, se non un po’ di tempo poco prezioso. Pertanto, aveva deciso: avrebbe riaperto gli occhi, si sarebbe alzato, sarebbe uscito, avrebbe corso sotto la pioggia (anche se fuori c’era il sole come non mai, ma Qualcuno preferiva pensarla a modo suo, e non saremo di certo noi a spegnere i suoi sogni), sarebbe andato da Lei, l’avrebbe trovata ovunque Lei fosse, l’avrebbe convinta del suo impareggiabile, unico amore per Lei, l’avrebbe stretta a sé e baciata, come più gli sarebbe piaciuto, sotto la pioggia. Così Qualcuno aprì gli occhi, si alzò, uscì e cominciò a correre: correva più veloce dei colori intorno, delle auto al suo fianco; più veloce del vento, che pure avrebbe voluto aiutarlo, sospingendolo dolcemente al di là dei suoi sogni. Correva sotto una pioggia di sole, bagnato solo dalle sue stesse lacrime, che copiose e spaventate fuggivano da quegli occhi impazziti. Occhi pazzi d’amore, di paura e di speranza. Gli occhi di un Qualcuno qualunque.

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