lunedì 7 novembre 2011

Lacrime e pioggia

Amanti e non amanti. Amati e non amati.
L'orecchio del tempo ne ha origliato gli intrecci e le storie. E continua a farlo, anche sotto questa pioggia rumorosa, che quasi vorrebbe nasconderne il suono. È l'urlo di un bacio non concesso, di un amore non restituito. È il fragore di un'illusione spezzata, di una speranza persa nel vento. 
Così, nella chiassosa pioggia si perdono le lacrime, e nel nero della notte svaniscono gli sguardi. 
Tutto viene inghiottito, si scioglie sull'asfalto di un lembo di strada, calpestato dai piedi noncuranti delle persone senza sonno. Tutto pare dimenticato, lontano e passato. E non si vede più niente. 
L'orecchio del tempo continua ad ascoltare, attento a rapire la voce di un cuore nuovamente ferito. 
È l'ora della coscienza, quella dei propri errori, di ciò che andava fatto, anche solo in un modo diverso. È il momento accordato al pensiero di ciò che sarebbe potuto essere, e non sarà mai. E in questa oscurità si è soli, non c'è parola di conforto che tenga. Si può solo cominciare a riflettere su come reagire, riprendendo la via del sogno. Che magari questa volta possa essere un po' più vero e un po' meno costruito.
Ma è ancora presto, e il tempo non ha certo la nostra fretta. Si tratta solo di rialzare la testa, convincersi che anche questa brutta storia passerà, come passa tutto, del resto. Che l'amaro ricordo perderà il suo sapore, seppur ora così intenso. Che ci sarà spazio per nuovissimi sorrisi e dolci soddisfazioni. Che anche questa notte di pioggia e lacrime presto riconoscerà il turno del sole e del suo nuovo giorno. 
E noi saremo pronti, come non mai, a rincorrere una fresca e appassionante speranza, non appena il desiderio di una felice bellezza sarà più forte della paura di ripetere i nostri stessi sbagli.

mercoledì 2 novembre 2011

Quasi perdersi in quegli occhi

Sono riflessi di pelle, sguardi rallentati. Sento il profumo di questo mare, blu quasi nero, incazzato di passione, antico e barbuto. Esteso dai miei piedi in poi, un po' mi chiama, un po' se ne fotte. Io ammiro, spendo ore ad occhi aperti, ne spenderei di più, tutte le possibili. È una danza di onde, da destra a sinistra, da sinistra a destra. Sale che brucia le labbra, le lacera, le insanguina, in un bacio tra me e quel pezzo di eterno. La sabbia tra le dita è fredda, perché non c'è sole. C'è mare, quasi un cielo, la spiaggia ed io. L'acqua prende coraggio, accarezza i miei piedi. Si innamora delle mie caviglie e vuole di più. Mi abbraccia completamente, mi porta via con sé. Non c'è più spiaggia, non c'è più dietro di me. Non c'è più nemmeno il cielo, quasi svanisco anch'io. Totale perdita di controllo, totale impotenza, felice impotenza. Puro, caldo sconvolgimento. Non c'è orizzonte, non c'è faro, non c'è scogliera. Non c'è sogno più grande, di questo.