domenica 12 settembre 2010

Un piccolo momento

Sono piccoli momenti, quelli in cui realizzo che tu partirai. Brevi, sporadici momenti. Cerco di trattenere il pianto, di pensare che No, tu a Londra non ci andrai. Che c'è ancora una possibilità, che qualcosa oltre a me ti trattenga qui. A dieci minuti di macchina, pronta per essere amata. 
E' da egoisti, lo so. Negare un'esperienza fondamentale a te, per tenermi stretto ciò che è mio. Ciò che è nostro, che abbiamo costruito un giorno dopo l'altro. Che nessuno deve cancellare. 
Faresti bene a partire, capiremmo ancora di più quanto è resistente la corda che ci lega. Devo pensarla così, è l'unica cura del sintomo, il tocco artistico che aggiusta la situazione. Bisogna guardare la cosa da questo punto di vista, quello che fa meno male. E meno male che non ti fai condizionare, dal mio sconforto interiore. 
Potrai dire che ho scritto apposta, per farti rimanere. Non è così. Questo è ne più ne meno che uno sfogo, un aggiornamento per i lettori della mia storia. Una maniera di riflettere su questa eventualità. Mi piace chiamarla così, "eventualità". Suona più distante, meno reale.  
Non sarà una storia a distanza, sarà un passeggera fuga dal nostro consolidato mondo. Ed è giusto che accada, perchè proprio per questo motivo ci siamo innamorati l'uno dell'altro. Perchè abbiamo visto del non programmabile nelle rispettive anime. Abbiamo capito che l'imprevedibilità e la continua sorpresa avrebbe condizionato per sempre la nostra storia. E questo ci è sempre piaciuto. 
Noi due non siamo fatti per galleggiare sulla vita. Noi due cogliamo l'occasione per immergerci e vedere quanto resistiamo in apnea. Tuffati amore mio, la mia mano sarà sempre tesa verso di te, pronta ad accompagnarti verso di me. 
Non cadiamo, pure noi, nella banalità. Mai. 
Questo era solo uno, di quei piccoli momenti.

mercoledì 1 settembre 2010

Ti immagino a Londra

Immagino te, a Londra. Immagino me, sempre qui. A scriverti e ad aspettarti. A pensare a chissà cosa, chissà dove, chissà quando. A tutti i chissà del mondo. Dopo che sei sempre stata mia, in tutto questo misero tempo. Pensare di averti in un modo diverso, a distanza. Che effetto mi fa? Me lo chiedo perchè ancora non lo spiego. Non lo vivo appieno, non è maturo. Noi lo siamo per questa prova? Credo di sì. Perchè voglio crederci. E tu? Ti immagino a Londra, nella tua futura stanza. Ti immagino a Londra, prendere un caffè da Starbucks, parlando una lingua non tua, con amici non tuoi. Perlomeno adesso. Che è già prima e mai più poi. E poi? Vivremo, contro tutto il caos perverso e inverso che ci ostacola nelle piccole cose, da sempre. Ti immagino nel verde di Hyde Park, bianca come tutti quei bianchi intorno, bianchi inglesi. Sempre più loro, sempre meno quello che c'è qui. Che qui rimarrà. Che qui ti aspetterà.