giovedì 26 aprile 2007

Sensazioni e Morte

“Sensazioni”
Certe sensazioni sono talmente immediate, che non hanno bisogno di conferma.
Per certe sensazioni è superfluo il rintocco della campana, non servono scintille rumoreggianti.
Perché queste sensazioni, il cuore non se le spiega, ma le capisce subito. E il cercar lucidità di giudizio è tempo andato perso. L’inappellabile sentenza è già stata incisa, dal malevolo Caso, figlio del padre Tempo e della madre Nulla.
Noi, miseri uomini, foglie in un fiume, polline nel vento, legna da ardere, ciottoli scalciati.
Noi, che non possiamo scegliere, ci limitiamo ad amare.

“Morte”
La morte è impossibilità da parte di un essere inesistente di compiere qualsivoglia azione o scelta.
E’ mistero inconoscibile, ma nettamente probabile.
E’ fine d’ogni occasione, d’ogni innamoramento, d’ogni piacere, d’ogni rapportarsi, d’ogni pensiero.
E’ oscura chimera dell’uomo, l’uomo che risponde alla sua natura ponendosi il dubbio di conoscenza.

domenica 22 aprile 2007

Il dì del palpito nascente

“Il dì del palpito nascente”
E’ ormai cosa immediata
Il dì del palpito nascente
Per occhi disorientati
Ancore dei viaggi
Delle notturne crociere
E’ rapida consapevolezza
Quel bruciore circolare
Che ha la fine nel suo inizio
Nella fitta che ti accende
E che poi, lenta, ti spegne
E’ il lento affievolire
Del vitale mio sospiro
La sostanza del mio agire
Nel dolore al quale aspiro
Mentre imploro gli occhi tuoi
Di voltarsi e farmi vivo

giovedì 19 aprile 2007

Numero venti (poesia del futuro)

Ogni mente riposa, in questa notte
D’automobili saettanti e uomini solitari
A pancia gonfia, che vedono tutto due volte
Perché quello è il loro unico momento
L’unica ora di vita della giornata

Ogni cuore respira, in questa sera
Ma il sole del nostro ultimo incontro
Ancora scuote il rifugio del mio sentimento
Colora il buio che m’insegue
Trascina il tempo, stavolta tuono fendente
Ed ora
Io
Ho te

Sapiente mare

Cambi nome e non hai volto. Ti ritiri, prima di realizzarti. Raramente l’anima tua è quieta, più spesso la turba il vento del Caso. Tanto cupo è in te il tormento, che buio è il cuor di chi t’osserva. E della spuma l’affannoso pianto la compassione per sé ricerca, ed io mi tuffo in questa brezza, e sfido te, sapiente mare. Così, nel tuo pianto, il mio s’annega. Ma il dormir per sempre in te non suona dolce al cuore mio. Vita, vita ancora, ancora vita. Per veder se infine, saran le mie di acque, a placarsi.

giovedì 5 aprile 2007

Amore che risorgi prima di morire

E’ una sera dei miei diciotto anni. Mi chiedo se un giorno del futuro, se una sera come questa, ma come questa solo per il buio fuori e la luce dentro, fermerò il flusso della mia trascorsa vita, per un attimo. Mi chiedo se in quell’attimo riuscirò a raccogliere i ricordi che per me, in questo momento, sono realtà tangibili. Mi chiedo se le facce di questi miei diciotto anni, se i loro occhi, che mi hanno osservato decidere e piangere, riposeranno nella mia memoria. Forse la pelle del suo viso, forse le sue lisce mani, saranno ancora prede dei miei monotoni pensieri. Se così sarà, l’amore unico esisterà per me. E forse il mistero di quell’altra donna, forse la bellezza oscura di quel dubbio, saranno ancora le torbide sorgenti delle domande confuse. Ma se così sarà, accidenti a me. Accidenti all’insicuro mio proposito, al coraggio che mai ha viaggiato nelle mie vene. Mi chiedo se quello che adesso chiamo amico, non sarà che un volto mal distinto nello stormo di volti indistinti che sempre più ingrassa col morire degli anni. E chissà se queste note melodie muoveranno ancora la mia testa, strizzeranno ancora i miei occhi, accompagneranno ancora i miei passi verso mete definite.
E’ una notte dei miei diciotto anni. Gli anni che si dovrebbero vivere in fondo, gli anni che non ritornano più, gli anni che non bisognerebbe rimpiangere, gli anni che bene o male bisogna pur affrontare, perché vita è somma evidenza, inscindibile realtà perfino nella morte. Sono anni di bianchi vuoti. Sono anche anni di gargantuesche felicità, tali nel momento che segue il loro sfavillio primordiale e che precede la loro fatua dissolvenza. E più è buio, più la luce sembra chiara. Perché il finale è sempre lo stesso. Sei tu il mio finale, amore possente. Sei tu che risorgi prima di morire. Perché morire, tu, non puoi. Il correrti dietro traccia l’unica via che dalla mia alba porta all’inevitabile mio tramonto. Se solo quella stella del mattino si soffermasse sulla mia testa, cancellando l’ombra del corpo e del cuore più leggero, invece di disegnare rapidi archi nella soffocante vastità dell’azzurra coperta che si stende sul nostro mondo. Se solo le tue fisiche labbra incontrassero le mie fisiche labbra. Se solo un atomo dell’universo fosse testimone per un giorno della soddisfazione del mio sentimento d’amore. Se solo questo accadesse, sarei incatenato dall’eterna libertà di chi crede di aver fatto tutto, ma non ha fatto nulla. Ma che importanza ha questo, in confronto al prorompente desiderio, insito in ogni goccia del mio sangue, di averti mia per il giorno più sensato?
Non esistono segni. Nulla ci è dato. E’ possibile sprecare l’unica grande occasione. Sperare non dà garanzie di riuscita. Fermare questo dolce male, amore, io non posso.