Continuiamo a sognare.
Un blog sull'amore, sotto l'amore, dentro l'amore, che parla di amore. Il dolore, l'illusione, la gioia, la speranza, la delusione. Le mie storie da innamorato e storie inventate. Storie di tutti.
venerdì 27 marzo 2009
Rieccomi qui, ne è passato di tempo. Sembra di ritrovare un amico del passato, uno di quelli che facciamo fatica a ricordarne il viso. Eppure sono io, che ritrovo me stesso. Un me stesso, quello che avevo lasciato più di un anno fa, sconsolato, ottimista, sognatore, disilluso, illuso e sempre ingenuo. Mi sento un po’ così, adesso. Forse un po’ più navigato, qualcosa di più dovrò pur saperne. Dopo un amore così, quello che sognano tutti. Quello che sognavo anch’io. Quello che continuo a sognare. Una di quelle storie in cui è tutto più o meno perfetto; e anche se non lo è, ce lo facciamo diventare. Si, è vero: è un po’ la storia di tutti. Le frasi sono sempre quelle, non ci lasceremo mai, voglio vivere tutta la vita con te, siamo la coppia più bella del mondo, ti amo come non ho mai amato nessuno. Frasi dette, e ridette, e ridette. Parole nell’aria, parole dal cuore. O dalla testa. E la differenza è grande, incolmabile. Perlomeno, quando aprivo bocca, io, lo facevo convinto. Capita però di essere soli, in una coppia. E capita di accorgersene solo quando si è soli del tutto. Questo ci fa rabbia, perché potevamo, perché dovevamo. Ma ognuno è quello che è e non avrebbe avuto senso cambiare. Il problema è quando cambia chi si ama. Sta di fatto che ancora una volta, vissute centinaia di nuove esperienze, conosciute decine di persone, ci ritroviamo, mi ritrovo ancora qui. Con la musica nelle orecchie, le dita sulla tastiera e quella voglia di sognare che non muore mai. Chissà come sarà la prossima, chissà se avrò la forza di dire a lei ciò che ho detto ad un’altra. Penso che siano domande comuni, quelle che mi pongo. Ma nessuno mi da una risposta, se non questa. Sapete qual è la cosa peggiore? Non aver capito fino in fondo cosa o chi abbia spento il suo amore. Che caldo che fa, in questa stanza. Dicevo, non sapere è peggio che sapere qualcosa di doloroso. E io non so. Forse non saprò mai, forse un giorno ci rincontreremo, seduti al tavolino di un bar, sotto il sole, nascosti dietro gli occhiali, imbarazzati, cambiati, trascorsi. Ti chiederò perché. Chissà cosa mi risponderai. Mi fa effetto pensare questo, pensarlo adesso. Perché meno di un mese fa eravamo abbracciati, legati, innamorati. Ed ora potresti esserlo con un altro, che non conosco, che non conoscerò mai. Sai, ho anche pensato che sono contento, se tu ora sei più serena. Davvero, non lo pensavo forzatamente. E’ stato spontaneo. E’ vero, non ti ho più, ma tu potrai essere felice con qualcun altro. Forse migliore di me, forse solo diverso. Io? E che importa, pur soffrendo come un cane mi sto abituando a questi frequenti momenti della mia esistenza. Era da un anno e un mese e qualche giorno che non scrivevo più. Da quando ti ho conosciuta. E te lo dicevo, ricordi? Io scrivo solo quando non sono felice. Non del tutto. Mi aiuta, è una sorta di pulizia interiore, di vomito di sensazioni. Che qualcuno leggerà, qualcuno no. Tu, probabilmente, mai. Ma a me sarà comunque servito, in un modo o nell’altro.
Continuiamo a sognare.
Continuiamo a sognare.
giovedì 19 marzo 2009
Pensavo che
Pensavo che “amore” potesse essere la risposta di tutte le domande. Pensavo che l’amore bastasse così com’è, come si prende, come si vive. Pensavo che potesse essere fine e mezzo. Pensavo dovesse essere ragione di vita, quella vera, vita vissuta. Pensavo tutto questo e spero di poter continuare a pensarlo.
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