lunedì 30 maggio 2011

Suggestioni contemplando la Guernica

Pare che i bassi siano destinati a scandire i momenti importanti della mia vita. Magari non fondamentali, magari sicuramente sì. Boom Boom Boom. Era una notte di sudore e lacrime. Camminavo e perdevo pezzi di sogno, distrutto contro la mia volontà. Cercavo di non curarmene, ma era ancora troppo presto. Ho sparso quei frammenti lungo le strade di Milano, dentro un bicchiere di birra, durante un sorso di Long, nell'abbraccio della notte quasi mattina. Li ho sparsi nei nostri antichi luoghi, che diventeranno miei e di qualcun'altro. E poi il caso.
Il Caso.
Anche se non è un "poi", perchè è successo addirittura prima. C'è stato un tempo in cui mi sforzavo di non trovare senso nelle cose. Era il mio modo di guardare il mondo. Non mi ha portato a nulla. Ora vedo senso in tutto. No, non in tutto. In quello che vale. Vale in quanto tale. È successa questa cosa, sta succedendo in questi giorni. Non è definibile, perchè non c'è definizione adatta. E tu hai paura che sia come un acquazzone d'estate. Intenso, ma breve e insopportabilmente momentaneo. Poche persone hanno la capacità di plasmare le idee altrui con la sola forza delle parole. Io non ho mai preferito i fatti. Io metto parole e fatti sullo stesso piano. Il tempo, ecco cosa conta. Il tempo dei giorni. Il tempo sprecato e quello che vorresti rivivere. E, soprattutto, quello che vorrai vivere. Quello che voglio vivere. Io non sono una barca alla deriva. Sono il capitano di una nave coi controglioni. E vi stupirò tutti.

domenica 22 maggio 2011

Ti ricordo sul divano

Ti ricordo sul mio divano, mentre guardo un film già visto, di cui mi interessa poco. Ho capito che qualcosa in me rifiuta la tua immagine, la trattiene nel buio proprio quando sta per riaffiorare. La nostra è stata una storia d'amore, una grande storia d'amore. Non la sporcherò con questo brutto finale, la difenderò per il tempo in cui è stata la più bella. È difficile scrivere le nostre pagine. Non voglio farlo, quello che è stato rimarrà nostro. Tutti quei piccoli momenti, che avevo dimenticato e che solo ora si mostrano alla mia consapevolezza, resteranno orme leggere e indelebili. Ora è ancora troppo forte, sono troppo forti. Faccio fatica ad abbandonarmi a tutti questi ricordi, qualcosa in me ha paura di tornare a quella terribile settimana di maggio. Per fortuna sempre più lontana. Per fortuna? Sono stati due anni pieni, e conto anche quel mese di maggio in cui ci siamo innamorati l'uno dell'altro. Lo stesso mese che ti ha portata via da me, e chissà da chi altro. Ho provato anche ad odiarti, ci credi? Ma è delusione, non può essere odio. È il rammarico di non essere stato abbastanza perfetto per trattenerti. È il dolore per quella che non è una mia sconfitta, ma la sconfitta del nostro amore. Che pensavo fosse più forte delle parole di un vecchio ubriacone con intenti da veggente. Ché lui l'aveva previsto. Che tristezza, che è finita come tante altre vite insieme. Ho il mal di pancia, è come se il mio corpo volesse distrarmi da questo tentativo di sguardo al passato. Lo ripeto ancora una volta, il futuro è sempre più bello. E allora mi chiedo quanto fantastici dovranno essere i miei prossimi anni, dato che per forza supereranno in bellezza e realizzazione quelli vissuti con te. Questi pazzeschi due anni corpo a corpo. Fatti di parole, situazioni, film, canzoni, pioggia, baci, disperazioni, paure, estasi, progetti, coccole, pance, viole, mani, piedi, sguardi, intuizioni, balli, attese. Felicità. Il male del 13 maggio non cancella niente. Ti sarò per sempre riconoscente, ti ricorderò a me e ad altre persone. Eppure, cazzo, fa strano pensare a te in questo modo. Ma questo non conta. Ora esco e mi fumo la mia Pall Mall azzurra. Dolce notte a tutti.

sabato 21 maggio 2011

Che poi

Che poi, l'unica cosa che conta, è che la nostra storia è stata fantastica.
Buon viaggio amore mio.

venerdì 20 maggio 2011

Sfogo di cui poi mi pentirò

Ora dai a me le colpe. E questa è l'ultima triste cosa che non mi sarei mai aspettato. Non so più che persona sei. Ho vissuto una parte di te, quella più bella. Ho visto il potenziale, ho sofferto quando svaniva per un momento. Ho amato quella persona, quella che non ha ancora il coraggio di esistere. Mi ha ferito per sempre quell'altra, che ora sembra spaventosamente la più vera. Assomiglia più a un lutto, che ad una scelta. Ti hanno insegnato ad amare te stessa, a non concedere agli altri mai più del minimo. Perchè hai l'incubo di stare male, di soffrire per davvero. Come le persone normali, quelle che sanno davvero stare da sole. Quelle che hanno hobby, che occupano il tempo con se stesse, che non hanno paura di leggersi. Quelle che non riempono il tempo con persone inutili, in cui tu ti sforzi di vedere la luce. Ma in fondo, non ci credi nemmeno tu. Ma non lo ammetterai mai. Mai. Nascondi le tue estreme debolezze con una forza insensibile. Cancelli le persone come vecchi giornali, di cui ti sembra di aver letto ogni pagina. E allora via, cominci a leggerne uno nuovo. Che farà la stessa fine di tutti gli altri. La situazione non dovrebbe vincere sulle persone. Come ha detto Vecchioni "Sono le persone che fanno i luoghi, non il contrario". Scrivo queste cose per te. Sono quasi giunto al punto che non ti rivorrei più, ma "il tuo bene" ha ancora un valore. Non devi tornare indietro, non lo faresti mai. Ma cerca di costruire un futuro, che non sia la copia ripetuta del tuo passato. Abbiamo tutti bisogno di fondamenta, che si creano nel tempo. Persone, certezze, coscienza. Non è un male vivere anche in funzione degli altri. Nemmeno tu sei un isola. Non tutto ti scivolerà addosso come è accaduto finora. Fidati delle persone. Aggrappati a loro. A quelle senza interessi, se non il tuo bene. Io non ci sono più, ti dimenticherai di me, credo tu l'abbia già fatto. Spero solo di essere servito a qualcosa. Ma ho paura che non sia così. 
Non ho mai smesso di vivere. Sono a posto con me stesso, pronto a ricominciare. Partendo da quello che ho già, che non abbandonerò mai. 
Io so quello che voglio.

martedì 17 maggio 2011

Ci vediamo stanotte

Centinaia di persone, di volti, di nomi che ritornano vivi. Nella mente, nei ricordi, su Facebook. Guardo tutto, spio, faccio finta di interessarmi. Ma non mi importa di nulla. Nessuno brilla più. Qualcunque persona, nella mia mente, si scontra con un ricordo troppo bello da poter svanire per una seppur gargantuesca delusione. Passo dal sapere cosa fare, al non saperlo più. E quindi non lo so. Occupo il tempo, lo riempio di cose che non mi stimolano o che non mi stimolano più. Vorrei tornare indietro, a tanti momenti felici, così tanti da non poter credere che non siano bastati, a chiarirti definitivamente. Ma ho paura, ho paura di crollare, se lo facessi. Ho paura di piangere ancora, di sprecare il lungo percorso che sto affrontando, per uscirne. Il fatto è che devo uscirne, ma non voglio. Io sarei rimasto lì con tutte le mie forze. Sarei rimasto con quelle convinzioni che nulla aveva mai fatto vacillare, in due anni. E dire che non ne è capitata l'occasione, perdonami, è da vigliacchi. E la cosa più dura è sforzarsi di trovare l'errore, in te, dal quale ripartire. Per non dover subire un estenuante paragone da qui verso il poi.
La mattina è il momento più faticoso. Perchè tutto torna alla mente, tutto insieme. "Guarda che è così". E ci vuole un giorno intero per smaltire. La notte, invece, vado a letto tranquillo. Non è ancora mai mancato, infatti, il sogno in cui ci fossi te. Durante l'ultimo ti sei appoggiata alle mie spalle, e io ti ho detto le cose che non ti ho detto quel giorno orribile. Ti ho chiesto perchè non avessi mai cercato l'aiuto in me, per uscire dal dubbio. Io che dovevo e volevo essere la tua spalla, in tutto. Come in ogni tua sfida, prova ed esame che hai affrontato in questi due anni. Io ci sono sempre stato. Perchè questa volta no?
Ci vediamo stanotte amore mio, e ci saluteremo domattina.

domenica 15 maggio 2011

Niente

Ogni angolo, ogni muro, ogni negozio, ogni strada, ogni albero, ogni parco giochi, ogni pub, ogni foto, ogni ricordo, ogni persona, ogni sogno, ogni incubo, ogni pensiero, ogni prato, ogni scala, ogni parcheggio, ogni macchina, ogni cosa mi parla di noi.. La città, le città mi tengono legato a te.. le parole ti riportano da me.. mi sento debole, svuotato, terribilmente leggero e appesantito.. mi sento abbandonato, scartato come un pezzo difettoso.. mi sento ancora tuo, mi sento ancora ancora noi.. mi sento spezzato, paralizzato.. mi sento ancora intrecciato.. fa tutto schifo, le persone per la strada sono inutili, brutte, maligne.. tremendamente poco interessanti.. il senso ha perso il senso.. è tutto così insopportabilmente vano..

giovedì 12 maggio 2011

Emmenomale che c'è De Andrè

Davvero. Nei giorni a luci spente, Fabrizio è incredibile. Le sue canzoni sono universalmente malinconiche. Alcuni le sconsigliano a quelli che perdono di vista la vita. Ma è proprio in questi momenti, che Faber mi prende per mano e mi mostra la Bellezza. Che poi, che cosa mai ha distrutto la bellezza dei miei occhi sul mondo? Ancora nulla. "Ancora" superfluo. Vi riscrivo in questi giorni a luci spente, quelli che non esistono, finchè non esistono. Ma l'amore cos'è, se non questo? Se non tragica estasi. Solo le persone capaci di farti amare qualsiasi cosa, te la possono far odiare. Io, in balia di questo sentimento tremendamente e banalmente tragico. Che poi, non lo sapevo? Io so sempre tutto. Un attimo. No. Questa volta non lo sapevo. Avrei giurato, spergiurato sulla mia convinzione. Ho litigato per questo. Con persone che ora piangono per me. E vedi quel bambino di sei anni, che poi è il tuo sangue, che ti abbraccia. Ed è la prima volta. E allora capisco. Che amare incondizionatamente non mi ha mai tolto tutto. E forse non mi ha tolto niente. Se sto scrivendo, sicuramente non sto bene. "Rifioriranno le gioie passate, col vento caldo di un'altra estate". L'ha detto ora Faber, mentre schiaccio le lettere. "Dove anche l'alba diventa sera, e i volti sembrano teschi di cera". Forse mi sta guardando, forse Faber sa. "L'Amore ancora ci passerà vicino". Qualcuno mi ha anche accusato, nei giorni, di innamorarmi di tutto, troppo facilmente. Ma loro non sanno, e non lo sapranno mai, che ogni volta che ho amato l'ho fatto per la prima volta. Perchè solo l'amore cancella l'amore. Il resto sono invenzioni. Tristi invenzioni di menti umane troppo insicure per vivere felici, per avere il coraggio di essere belle persone, a tutti i costi. E nessuno, mai più, mi dica che non me lo merito. Io mi merito tutto quello che scelgo di amare, altrimenti che senso avrebbe? Per me lo avrà sempre. Ma il regalo ultimo, quello non te lo concedo. Non farò mai quello che non voglio fare. Non mi porterai a quel punto. A me interessano gli occhi e un po' di verità. Giusto quella per pensare al domani, che altrimenti è peggio di un triste ieri. Ma no, non lo sarà mai. Io l'ho sempre detto. Il futuro sarà sempre più bello.
Le lacrime, però, non smetterò di versarle, in queste notti senza di te. Perchè per me ne è sempre valsa la pena. Non devo pensare che, finalmente, un giorno vincerò. Ho già vinto, e in fondo lo so. Perchè ti ho amata come non avevo mai. Dal primo, al brutto giorno. Ogni giorno per sempre. I saluti fanno male, ma questo passato non svanirà.
E se l'Amore è gioia e dolore, grazie per le gioie, grazie per il dolore.