martedì 12 ottobre 2010

Blog promozione - Pulp Piccion

Non l'ho mai fatto finora, l'ho faccio oggi per la prima volta.
Consiglio a tutti questo blog: http://pulpiccion.blogspot.com/


E' scritto molto bene e a qualcuno di voi potrebbe interessare.

domenica 12 settembre 2010

Un piccolo momento

Sono piccoli momenti, quelli in cui realizzo che tu partirai. Brevi, sporadici momenti. Cerco di trattenere il pianto, di pensare che No, tu a Londra non ci andrai. Che c'è ancora una possibilità, che qualcosa oltre a me ti trattenga qui. A dieci minuti di macchina, pronta per essere amata. 
E' da egoisti, lo so. Negare un'esperienza fondamentale a te, per tenermi stretto ciò che è mio. Ciò che è nostro, che abbiamo costruito un giorno dopo l'altro. Che nessuno deve cancellare. 
Faresti bene a partire, capiremmo ancora di più quanto è resistente la corda che ci lega. Devo pensarla così, è l'unica cura del sintomo, il tocco artistico che aggiusta la situazione. Bisogna guardare la cosa da questo punto di vista, quello che fa meno male. E meno male che non ti fai condizionare, dal mio sconforto interiore. 
Potrai dire che ho scritto apposta, per farti rimanere. Non è così. Questo è ne più ne meno che uno sfogo, un aggiornamento per i lettori della mia storia. Una maniera di riflettere su questa eventualità. Mi piace chiamarla così, "eventualità". Suona più distante, meno reale.  
Non sarà una storia a distanza, sarà un passeggera fuga dal nostro consolidato mondo. Ed è giusto che accada, perchè proprio per questo motivo ci siamo innamorati l'uno dell'altro. Perchè abbiamo visto del non programmabile nelle rispettive anime. Abbiamo capito che l'imprevedibilità e la continua sorpresa avrebbe condizionato per sempre la nostra storia. E questo ci è sempre piaciuto. 
Noi due non siamo fatti per galleggiare sulla vita. Noi due cogliamo l'occasione per immergerci e vedere quanto resistiamo in apnea. Tuffati amore mio, la mia mano sarà sempre tesa verso di te, pronta ad accompagnarti verso di me. 
Non cadiamo, pure noi, nella banalità. Mai. 
Questo era solo uno, di quei piccoli momenti.

mercoledì 1 settembre 2010

Ti immagino a Londra

Immagino te, a Londra. Immagino me, sempre qui. A scriverti e ad aspettarti. A pensare a chissà cosa, chissà dove, chissà quando. A tutti i chissà del mondo. Dopo che sei sempre stata mia, in tutto questo misero tempo. Pensare di averti in un modo diverso, a distanza. Che effetto mi fa? Me lo chiedo perchè ancora non lo spiego. Non lo vivo appieno, non è maturo. Noi lo siamo per questa prova? Credo di sì. Perchè voglio crederci. E tu? Ti immagino a Londra, nella tua futura stanza. Ti immagino a Londra, prendere un caffè da Starbucks, parlando una lingua non tua, con amici non tuoi. Perlomeno adesso. Che è già prima e mai più poi. E poi? Vivremo, contro tutto il caos perverso e inverso che ci ostacola nelle piccole cose, da sempre. Ti immagino nel verde di Hyde Park, bianca come tutti quei bianchi intorno, bianchi inglesi. Sempre più loro, sempre meno quello che c'è qui. Che qui rimarrà. Che qui ti aspetterà. 

venerdì 21 maggio 2010

Narcotic

Narcotic dei Liquido nelle cuffie. A palla.
Non ci uccideranno mai, amore, finchè vivrai nella mia mente. Ti ricordi il sodio e la nebbia di Londra? Ti ricordi i liquidi del nostro Piacere, noi che facciamo la doccia bagnandoci con essi, sentendoli scorrere caldi lungo le nostre schiene? Non aver paura amore mio, non ti lascerò andare via. Sei la mia cocaina. Tiro su una striscia della tua pelle e del tuo sudore, raggiungo l'estasi, dura per un po'. Poi di nuovo in astinenza da te. La penso così. Non ti lascerò andare via. Nemmeno per sogno, nemmeno nei sogni. This years love, di David Gray. E' stato l'anno del nostro amore. Non chiamiamolo il Primo Anno. Chiamiamolo l'anno del nostro amore, dove tutto è successo. Ti ricordi le lacrime? Ti ricordi gli sguardi della gente? Se mi ami, mi nutro di questa ipotesi. Vivere al tuo fianco è una totale perdita di controllo, è nuotare nella perenne intenzione di concedersi. E io vado di stile libero, ma ormai anche di dorso, di rana, di delfino. La vita è On Air, amore mio. La vita è così dolce che, cazzo, dovrei avere il diabete ormai. Sei lo zucchero in eccesso e l'insulina nelle mie vene. La botta di adrenalina che stravolge il cuore. Che prende le palpebre e caccia fuori gli occhi. Sei una discoteca verde, rossa, gialla, blu elettrico. Sei la musica che pompa nella notte. Sei tutti i bassi che fanno tremare i parabrezza. Sei la melodia che convince le stelle a farsi un giro sulla terra, e quella che eleva il terreno al celeste. Sei la bomba atomica su Hiroshima. Sei la scia delle tue mani che accarezzano l'aria. Ricordi quelle notti d'estate? Ricordi il sapore dei nostri baci alcolici? Ricordi le Lucky Strike fumate fino al mal di testa? Vorrei farmi una pera di te, buttarmi a terra e sbavarmi addoso col sorriso. Vorrei impugnarti e sparare minchiate sulla gente. Vorrei, ti ricordi? Ti ricordi cosa volevi? Io voglio fare l'amore con il tuo ego. Sedurlo, condurlo tra le mie braccia, nella trappola del mio istinto. Vorrei laurearmi in amore, rifiutare un trenta da te perchè, cazzo, voglio la lode. Gente che legge, questo è Amore che esce dalla bocca e dal naso come il fumo di una Chesterfield. Quello che concede il suo odore alle stanze, alle auto, ai divani. E io ci sono dentro fino al collo.

giovedì 22 aprile 2010

Fra undici giorni di un anno fa

C’era una volta una ragazza. Una ragazza dai lunghi capelli castani, la pelle bianca come il burro, il sorriso più unico del mondo. Una ragazza portatrice delle proprie idee, dei segni delle proprie esperienze, di un personale modo di vedere le cose. Quella ragazza era serena, ma non felice come felice sarebbe stata. Quella ragazza mi incontrò la prima volta in un giorno di aprile, fra undici giorni di un anno fa.
Quella ragazza aveva ascoltato il rumore della Senna, il ticchettio del Big Ben e il silenzio eterno delle piramidi. Eppure quel giorno, di quel mese, di quell’anno era sdraiata su un divano anonimo, di un salotto anonimo, di una casa anonima, di una cittadina anonima. Su quel divano mi diede il primo bacio ed io lo diedi a lei.
Da quel giorno, di quel mese, di quell’anno, non ci siamo più divisi. Accadeva dieci mesi fa, l’Emozione di quella prima volta.
Accadeva nove mesi fa che pronunciassi il suono di Quelle parole, spezzate dal pianto più sorridente del mondo. E dopo Quelle altre decine, centinaia, migliaia.
E in quante altre occasioni ancora ci regaleremo l’emozione di un bacio, la melodia di un ti amo. Perché tutti e due abbiamo capito che di questo sarà fatta la nostra vita.

sabato 17 aprile 2010

17 aprile 2010

Tornato a casa, dopo un viaggio in macchina ascoltando e cantando i Radiohead, mettendo a fuoco prima le gocce di pioggia sul finestrino, poi il mondo all'esterno. Tutto questo, dopo aver fatto l'amore con la donna della mia vita, dopo essermi sentito dire "ti amo", dopo aver risposto a queste parole.

E' la consapevolezza a renderci felici. La consapevolezza di possedere e vivere qualcosa di realmente importante in una vita, e non relativamente all'età e alla situazione in cui ci troviamo. Io sono consapevole che ci amiamo davvero un casino. Se si potessero prendere le parti migliori della vita e mia e tua insieme, si potrebbe montare un film stupendo. Con delle musiche e delle interpretazioni stupende. Per ora questo film lo stiamo guardando solo io e te, seduti nella nostra sala privata, coi nostri pop corn, il nostro sushi, i nostri cocktail, i nostri buffet. Con la tua mano sinistra nella mia mano destra, e la tua testa adagiata sulla mia spalla. Il nostro film senza intervallo, senza finale. Ti amerò per sempre.

martedì 30 marzo 2010

Pioveva, a Milano

Ricordo perfettamente cosa c’era appeso alle pareti. Ricordo un colore rosso dominante, tendente al marrone. Ricordo che non davo le spalle alla finestra, ma avevo l’entrata alla mia sinistra. Tu eri dall’altra parte del tavolo di legno, credo leggermente alla mia destra. Quella sera ho ordinato almeno tre pinte. Un po’ perché volevo sciogliermi, un po’ perché volevo fare il figo, un po’ perché era un periodo di merda. Uno di quei fantastici periodi di merda, quando scrivo tutti i giorni, piango, mi incazzo, distruggo la mia teoria sul mondo, sulla vita, sulle persone e ne riformulo una del tutto nuova. E in quel cazzo di periodo sono finito in quel cazzo di locale insieme a te. Per la prima volta nella mia vita, con te. A dire il vero, la prima volta che ti ho visto eravamo nella via perpendicolare a Via Archimede. Eri in macchina, con Silvia. A ripensarci, scorrendo il ricordo, sento il suono di una chitarra, alternato a quello di un pianoforte, che fanno da lenzuolo alla storia degli eventi. Comunque sia, te l’ho sempre detto. Non mi sono innamorato quella sera, di te. Come ti ho sempre detto, mi ricordo il preciso istante in cui mi sono innamorato. Mi ero già innamorato altre volte, ma non mi sono mai ricordato il preciso momento in cui ciò fosse accaduto. Con te è diverso, anche in questo. Cazzo, eri su quel bancone, in piedi su quel bancone. Fuori pioveva, aveva iniziato a piovere proprio quando avevo parcheggiato, alla Donelli. Pioveva, a Milano. Loolapaloosa. Quel nome faceva parte del mio cervello ancora prima di entrare in quel locale. Mi ricordava qualcosa, mi suonava familiare. Eppure non sapevo, prima di allora, dell’esistenza di quel posto. Pazzesco. Questo non te l’ho mai detto in effetti. Meglio così, intanto comincio a scriverlo. Ma insomma, eri in piedi su quel bancone. E bum, mi sono innamorato. Non hai studiato danza moderna per dieci anni, ma mi sono innamorato. Bum. Boom. Loola. Tutto assurdo, correttamente assurdo. Il giorno stesso, il luogo stesso in cui l’altro ti aveva confessato il suo amore. In quel giorno, in quello stesso luogo si è rivelato il mio.
Che figata la nostra storia.