V l'ho conosciuta da seduto. Lei era in piedi. Era la Grecia, era un'isola travolgente e sperduta. Una delle poche dove una lingua di sabbia diventa penisola, baciata su entrambe le guance dallo stesso mare. V è diventata bella nel ricordo. Il ricordo di un mosaico di stelle, firmato dalla luna. Con quei ciuffi di erba di mare che dondolavano osservando i nostri corpi nudi e impacciati. V è l'essere stati ancora più ingenui, ancora più lontani da un equilibrio che di utopico ha pure i contorni.
m aveva il mare negli occhi e la sabbia sulla pelle. Li portava con sè con disinvoltura, ma solo perché non poteva vederli. m è stata il primo amare concesso. m erano i primi baci nascosti e velati. m è stata la prima illusione del mio cuore. m mi ha abbandonato al telefono, poi solo lacrime, vetri infranti e carta fotografica al suolo. m è stata anche un recente desiderio proibito. Ma quale proibito! È stata un desiderio. Mai appagato.
Dopo m, è entrata M. La M maiuscola. L'amore che poteva valere una vita, e che invece è valsa solo pochi anni. M accompagnava i sorrisi con due fossette, due virgolette che sottolineavano la parola "bocca". La sua bocca colpita dai miei baci. Come il primo, distesi abbracciati vicini scoperti su quel divano. M è l'unica che ha ancora fame delle mie lacrime, in certe notti, come questa. M è un campo di grano che fugge dall'ultimo sole. M è la Grecia. M è la scoperta del sesso. M è la più grande delusione.
Poi un'altra V. Una V a cui ancora regalo sorrisi. Perché delusione non è stata. Giovane illusione, canzoni, profumo di muschio.
Infine D. Di lei ho già parlato l'ultima volta. E ultima volta sarà.