sabato 31 marzo 2012

Porta Genova

Vi guardo attraverso il parabrezza. Avrete poco più di diciotto anni, tu e tu. Davanti a me e alla stazione vi baciate con forza, spingendo la bocca dell'uno contro quella dell'altra, sfregando le lingue e scambiandovi litri di saliva. Gli amici della vostra compagnia parlano e si sorridono, ma non si curano di voi. Nessuno lo fa, a parte me. E a voi non importa.
Non sapete ancora niente, mentre io sì. Non immaginate che questa sarà solo uno degli amori della vostra vita. Sarà solo uno dei baci fuori da una stazione. Vi amate, vi lascerete, vi odierete, vi dimenticherete. Tu ne prenderai un'altra, tu un altro. E altri ancora. E vi bacerete altrettanto ardentemente, oppure sempre meno. Farete l'amore nelle auto, nel letto dei vostri genitori, nei cessi del multisala, per terra, nel mare, in un giardino. Penserete ogni volta che sarà l'ultima, e non lo sarà mai, almeno per un po'. Non sapete che quegli amici, ora vicini a voi, perderanno interesse e non vi chiameranno più. E presto a voi non peserà più. E vi dimenticherete, l'uno dell'altra, l'una dell'altro. Non sapete niente di tutto questo, di ciò che è lì ad aspettarvi, con la bava alla bocca. Non sapete niente e continuate a baciarvi, con la violenza degli ingenui. Di fronte alla stazione, per nulla stupita. Ne ha visti tanti, lei, di baci così. 
Non è che sia poi questa grande novità. 

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