Di fronte mi trovo muri a secco, grigi e impassibili. Sembrano quasi infastiditi dalla cordialità. Ci tengono a farti capire che a loro, di te, non importa nulla. Potresti anche prendere il resto, uscire dalla porta ed essere scippato. Loro non muoverebbero un dito. È come essere in un'enorme teca di aria pesante, cemento e merda.
Esci, vai a fare una passeggiata. Noti una persona interessante, ti avvicini, provi a rompere il ghiaccio. E quella ti guarda male, anzi, ti guarda stupita, come se fossi entrata di nascosto in casa sua. A Milano non c'è differenza tra essere chiusi in una stanza o essere nel centro di una piazza. Le persone camminano in solitari corridoi frutto della loro mente concentrata e relativamente assente. Potrebbe succedere qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Loro rimangono impassibili. Forse gettano un'occhiata, ti giudicano in silenzio e riprendono a camminare. A Milano i complimenti sono più vicini alle offese. È come se debba sempre esserci qualcosa dietro, di sporco, di losco, di brutto. Perché quello mi sta parlando? Perché quello mi ha sorriso? A Milano vedi ragazze e ragazzi seduti sul bordo del marciapiede, che piangono perché sono stati appena scaricati. Non una persona che si fermi, che s'interessi di quelle lacrime, destinate a scorrere in un cazzo di tombino sporco di sangue di piccione. Stare tra la gente, a Milano, è come stare da soli. I confini spaziali creati dalle persone non permettono scambi, non permettono stimoli nè novità. Ognuno pensa per sè, al massimo sgancia cinquanta centesimi a un barbone. A Milano ragazzi e ragazze, ma anche uomini e donne, prendono per il culo i venditori di rose. Li scherniscono, come i nazionalsocialisti con gli ebrei. È la stessa cosa. Milano è una città razzista, dove nessuno può essere razzista. Ti rimproverano se t'incazzi con lo zingaro che ti ha ripulito la casa, e poi si fanno problemi a mangiarsi un kebab alle 3 di notte, a sedersi in una pizzeria con camerieri cinesi, a regalare una birra a un morto di fame, a parcheggiare davanti alla mensa dei poveri.
Milano è una città di merda. È il fulcro del vizio, del puttanismo, della strafottenza, del vanto, dell'umiliazione, del mors tua. A Milano si vive da soli.
Milano è una città di merda. È il fulcro del vizio, del puttanismo, della strafottenza, del vanto, dell'umiliazione, del mors tua. A Milano si vive da soli.
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