giovedì 13 settembre 2012

Milano

È difficile non perdere la fiducia nelle persone, a Milano. Sembra che a nessuno freghi niente di nessuno. Le persone non ti salutano, nemmeno se le saluti tu per primo. Entro nei bar, nelle tabaccherie, nei cinema, nei locali. Cerco sempre di avere un atteggiamento solare, anche quando vorrei mandare affanculo tutti. Saluto, chiedo quello che desidero, mai mancando di dire "per favore" e "grazie"
Di fronte mi trovo muri a secco, grigi e impassibili. Sembrano quasi infastiditi dalla cordialità. Ci tengono a farti capire che a loro, di te, non importa nulla. Potresti anche prendere il resto, uscire dalla porta ed essere scippato. Loro non muoverebbero un dito. È come essere in un'enorme teca di aria pesante, cemento e merda.
Esci, vai a fare una passeggiata. Noti una persona interessante, ti avvicini, provi a rompere il ghiaccio. E quella ti guarda male, anzi, ti guarda stupita, come se fossi entrata di nascosto in casa sua. A Milano non c'è differenza tra essere chiusi in una stanza o essere nel centro di una piazza. Le persone camminano in solitari corridoi frutto della loro mente concentrata e relativamente assente. Potrebbe succedere qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Loro rimangono impassibili. Forse gettano un'occhiata, ti giudicano in silenzio e riprendono a camminare. A Milano i complimenti sono più vicini alle offese. È come se debba sempre esserci qualcosa dietro, di sporco, di losco, di brutto. Perché quello mi sta parlando? Perché quello mi ha sorriso? A Milano vedi ragazze e ragazzi seduti sul bordo del marciapiede, che piangono perché sono stati appena scaricati. Non una persona che si fermi, che s'interessi di quelle lacrime, destinate a scorrere in un cazzo di tombino sporco di sangue di piccione. Stare tra la gente, a Milano, è come stare da soli. I confini spaziali creati dalle persone non permettono scambi, non permettono stimoli nè novità. Ognuno pensa per sè, al massimo sgancia cinquanta centesimi a un barbone. A Milano ragazzi e ragazze, ma anche uomini e donne, prendono per il culo i venditori di rose. Li scherniscono, come i nazionalsocialisti con gli ebrei. È la stessa cosa. Milano è una città razzista, dove nessuno può essere razzista. Ti rimproverano se t'incazzi con lo zingaro che ti ha ripulito la casa, e poi si fanno problemi a mangiarsi un kebab alle 3 di notte, a sedersi in una pizzeria con camerieri cinesi, a regalare una birra a un morto di fame, a parcheggiare davanti alla mensa dei poveri.
Milano è una città di merda. È il fulcro del vizio, del puttanismo, della strafottenza, del vanto, dell'umiliazione, del mors tua. A Milano si vive da soli.

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