Eccitazione, felicità e serenità. Ecco la scala, in ordine crescente.
L'eccitazione è quella che provi tu, ora, tra le sue braccia. Non più le mie. È l'eccitazione della nuova novità. È simile all'eccitazione maschile, ma è di stato. È come un turgido pene che comanda le scelte e le sensazioni, per un breve lasso di tempo. È come un'erezione, destinata a svanire. La stessa che abbiamo avuto insieme, quei giorni in Toscana. Pensavamo entrambe di aver superato le nostre paure. Paure opposte, ma pur sempre paure. Ma era solo eccitazione, non era felicità nè serenità. Era la bellezza improvvisa di una situazione prima nemmeno immaginata. Era tante cose, tante cose mortali. Precocemente mortali. E infatti tutto è finito, come un'erezione, come una scopata occasionale. E l'uomo sei stata tu, non io. L'uomo figlio del momento, senza complicazioni mentali. Io sono stato la donna, quella che prima, almeno un po', ci ha pensato. Ma non importa, ci dimenticheremo l'uno dell'altro.
La felicità è tutt'altro. È allo stesso modo mortale, estremamente mortale. È rapida, come una carezza che non diventa abbraccio. Non è indipendente, ma fiorisce dalla serenità. È più che un'eccitazione, dunque. Ha a che fare col puro, con l'abbaglio di eterno. Poche volte ho provato felicità, e sempre per brevi istanti. Come tutti, ma pochi l'hanno già compreso. Felicità.
La serenità è la mia ambizione. È uno stato emozionale calmo e sorridente. È la condizione di vita legata allo scopo finale. Solo la serenità può essere eterna, e fecondare il cuore per la felicità. Ecco qual è il mio fine, che ho cercato e cerco tuttora di raggiungere attraverso di voi, donne della mia vita. Non è bisogno d'amore, non è astinenza d'affetto. È puro desiderio di serenità. Di base solida e duratura.
Quante cose vorrei scrivere oggi. Ma mi fermo qui, ho paura di ripetermi. Dolce notte a te.
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