giovedì 19 aprile 2007

Sapiente mare

Cambi nome e non hai volto. Ti ritiri, prima di realizzarti. Raramente l’anima tua è quieta, più spesso la turba il vento del Caso. Tanto cupo è in te il tormento, che buio è il cuor di chi t’osserva. E della spuma l’affannoso pianto la compassione per sé ricerca, ed io mi tuffo in questa brezza, e sfido te, sapiente mare. Così, nel tuo pianto, il mio s’annega. Ma il dormir per sempre in te non suona dolce al cuore mio. Vita, vita ancora, ancora vita. Per veder se infine, saran le mie di acque, a placarsi.

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