giovedì 25 ottobre 2007

Qualcuno parlò a Qualcuno

Sottofondo consigliato: "Notturno" oppure "L'apres midi"
Minicapitolo VI “Qualcuno parlò a Qualcuno”
Fu per motivi che non è necessario elencare, che Qualcuno si ritrovò nel buio della sua stanza e incontrò se stesso. Perché è solo nel buio, quando i colori e le forme si dissolvono nell’aria, che ognuno può essere chiunque; e incontrare se stesso. Fu così che Qualcuno parlò a Qualcuno, con queste parole: “Ma ti sei visto? Io ti vedo. Credo che tu non sia degno di essere me stesso. Hai perso lei e hai rinunciato alla tua vita. Causa e conseguenza, senza alcuna logica. Hai messo a rischio tutto ciò che avevi, quando pensavi di non avere nulla, per una donna, che non è nemmeno l’unica al mondo, al contrario di quanto tu ti ostini a pensare. E ora che lei non può più essere tua, ma anzi è già di un altro, non hai nemmeno quel poco che prima neanche consideravi, e che ora vorresti meno solo di lei. Ma ti sei visto? Dopo quel bacio al veleno sei rimasto immobile, non hai reagito. Sei rimasto a fissare il vuoto per troppo tempo, prima di prendere la strada del mare e infliggerti milioni di torture mentali, quasi a incolpare te stesso del tuo dolore, per scagionare lei, che ancora ami.” E più parlava con se stesso, meno si convinceva. Era bravo a persuadere gli altri, non certo se medesimo. Ma il buio più fitto e silenzioso non permette solo di essere chiunque, ma anche di trovarsi ovunque. Così, ogni volta che le palpebre coprivano i suoi occhi (come se quell’oscurità non gli bastasse), Qualcuno volava nella stanza di Lei, silenziosamente, sfiorando le tende della finestra e posandosi a pochi metri dal suo letto. Lo aveva fatto spesso, nelle notti precedenti a quel bacio avvelenato. Provò a farlo anche quella maledetta notte, che non si decideva ad iniziare, né a finire. Ma quella volta, giunto ai piedi del letto di Lei, non la vide sola. Non era più l’unico spettatore ad avere il permesso di ingannare i suoi occhi con quella immensa bellezza. Quello del suo viso rilassato, dei suoi respiri costanti e fragili, dei suoi movimenti nelle lenzuola, non era più uno spettacolo a lui riservato. Peggio. Non avrebbe mai più potuto assistervi. Né, forse, voluto. Almeno fino a quando Lei non fosse rimasta nuovamente sola. Così, dopo pochi attimi, Qualcuno fu costretto, e ripeto, costretto, a riaprire gli occhi. Ma non fu subito rabbia. Non fu rassegnazione. Né lacrime. Per quel poco che gli era stato concesso, Qualcuno aveva visto nel viso di Lei distensione e quiete. Come mai prima di allora. Lei aveva raggiunto la felicità. Lui non era parte di essa. Ma lei era felice, ed ancora più bella fuori con quella pace dentro, seppur ormai di un altro. E in quei secondi di stranezza di pensiero, Qualcuno fu poco se stesso. “Scherzi del buio”, concluse Qualcuno.

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