Finisco di fumare l'ultima sigaretta della giornata, quella più buona dopo la prima del mattino, e sono già le quattro. Il mio cuore è ancora stordito, normale conseguenza è la sua indecisione. È tutta una storia strana, questa. Che la racconto, provo a spiegarla, e sembro sempre un folle. È una storia a senso unico con un pizzico di controcorrente. E davvero non so a cosa mi porterà. Io, come al solito, mi ci butto a capofitto, senza sapere nulla, ma proprio nulla. Costruendo parvenze di certezze sulle ombre di pochi indizi. E mi sembra tanto un lottare da solo, per una conclusione che probabilmente sto sognando per conto mio. E i consigli, i giudizi non servono a nulla. Provano ad arrotondare questa mia apparente follia, frutto di poco più del nulla, figlia del mio estremo gettarmi per sentire. Con gli occhi chiusi e il fiato trattenuto, precipitando verso una luce che ancora non vedo, ma immagino così viva che tanto basta. E io ti spio e ti vedo così bella, così ancora poco reale, così tremendamente idealizzata. Così piatta, sparatami in faccia da questo monitor a quadratini colorati. Osservo la tua vita, ne desidero le parti. È tutto ancora così lontano dal mio sogno, che a volte mi credo di perdere il tempo. Sei un po' quell'isola che non c'è, ma che è pur sempre un'isola. Potrebbe non essere mai, potrei non sentire mai il tuo profumo e la tua voce viva. Ma è così bello questo sogno, che me lo godo ancora per un po'.
Tu, che sei tu e non lo sai.
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