lunedì 29 ottobre 2007


Minicapitolo VII "Qualcuno e i fiammiferi"
I giorni seguenti non furono certo “giorni color arancio”. Qualcuno infatti era solito definire in questa maniera quei giorni particolarmente sereni, mancanti di alcun peso, leggeri a tal punto da sembrare perfino inutili, capaci di sfuggire dalla scia del tempo. Non c’era una chiara motivazione per la scelta del color arancio. Fatto sta che a Qualcuno quello pareva il colore più giusto. E Qualcuno sapeva bene che tutti quei giorni li avrebbe apprezzati solamente nel momento della loro assenza, come accade per tutte le cose che fanno parte, anche se per poco, del mare della bellezza. Questo non vuol dire che Qualcuno non sapesse apprezzare le “cose belle”. Tutto il contrario: Qualcuno riusciva a vedere un sole in ogni fiammifero. Questo comportava conseguenze di ogni genere, negative o positive, a seconda di quanto Qualcuno fosse andato oltre la soglia della fantasia e dell’illusione. Pertanto, l’errore di giudizio era, per Qualcuno, una delle peggiori sensazioni provabili. Ecco perché il dolore non cessava. Qualcuno non poteva provare odio nei confronti di Lei, né spirito di vendetta; e questo perché Qualcuno ce l’aveva unicamente con se stesso. Non riusciva a perdonarsi il fatto di essersi sbagliato, di aver dato tutto ciò che possedeva senza misure, senza prudenza. L’amore per Lei lo aveva reso cieco e incosciente. Ora che aveva finalmente aperto gli occhi, era troppo tardi. Avrebbe voluto farsi del male, ma non lo fece, perché desiderava soltanto stare bene. Pertanto, trascorse la maggior parte di quelle ore pensando a cosa avrebbe dovuto e potuto fare per risollevarsi. Nelle ore restanti i suoi pensieri erano tutti per Lei, tra le braccia di un altro, che non la meritava. Ovviamente.
Decise che la prima cosa da fare sarebbe stata uscire da quella stanza. E così fece. E una volta fuori si sentì quasi meglio, ma era ancora presto per dirsi curato. Passarono così intere giornate, che videro Qualcuno passeggiare a qualsiasi ora del giorno o della notte a fianco del mare. Quello, infatti, era il luogo in cui riusciva a sentirsi “quasi meglio”. In particolare lo affascinava uno dei moli, il più malandato e trascurato. Quella era la frazione di universo a lui dedicata. Fu lì che lasciò lacrime, dubbi e pensieri astratti. Ed ogni giorno poteva tornare a riprenderli, per rivederli o rifiutarli definitivamente. Qualcuno mantenne questa abitudine: come ognuno di noi, amava crogiolarsi nelle poche certezze di cui era in possesso. Gli pareva di aver trovato un certo equilibrio. Almeno fino al giorno in cui, in un fiammifero, vide un sole.