lunedì 27 aprile 2009

270


Questo è solo un racconto, senza malizia, senza volontà di inganno o seduzione. E’ il racconto di una bella giornata, vissuta ancora una volta nella città che mi strappa il cuore ogni volta e che, puntuale, mi chiama a sé senza che io possa negarle la soddisfazione del mio irrazionale amore. E riconoscenza, nonostante tutto. Tutto è iniziato per caso, come nel caso nasce e muore qualsiasi cosa. Tutto è iniziato virtualmente, senza voce, senza carne, senza odore, senza realtà. Le parole, sole, hanno costruito qualcosa, dal nulla. Così ho imparato a conoscerti, a scoprirti, ad ascoltarti. Forse tutto è nato davanti a quella fermata, o meglio, si è concretizzato in quel luogo. Perché prima eri solo aria e ipotesi. In un istante sei diventata tu. 270, un numero all’inizio, lo stesso numero alla fine. Con l’autoradio che pompava i bassi, sputava parole e voci diverse. Io guardavo diritto, un po’ attento alla strada, un po’ vinto da timido imbarazzo. Voce, carne, occhi, respiro. D’un tratto è nata una persona, vera, reale, concreta, solida. D’un tratto sei nata tu.
Non sei alto, mi hai detto, quando mi hai visto camminare. Anche quella, una prima volta. Bella per quello e per nient’altro. Dopo poco eravamo già faccia a faccia, voce a voce. E’ stato ancora più faticoso trovare qualcosa da guardare che non fossero i tuoi occhi. Ma non come prima, non per quel timido imbarazzo. Perché? Per quella tempesta di potenza che esplodi quando mi fissi, come a voler leggere dentro. Quella forza a malapena sopportabile, che il mio sguardo cercava di fugare. Avevi ragione, sai mettere a tuo agio le persone. Così ho vomitato poesia, stronzate, bellezza, dolore, passato, presente e futuro. E tu eri attenta, talvolta annuivi, mi davi ragione. Nulla di meglio, nulla di meglio poteva accadere. O forse si, quello che è successo dopo. Quando tentavo di trovare la chiave della tua bocca, sempre a parole, un poco a gesti. Quando ti ho detto di non parlare. Di non ascoltare la musica. Di baciarmi. E ogni tanto aprivo gli occhi, affamato dei tuoi sorrisi, curioso delle tue reazioni. E non volevo staccarmi, e volevo la coda.
270, alla fine.

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