Era perfetto, non c'era nessuno. Certe sere, come quella, vivere il mondo da solo è il mio unico pensiero. Credo che sia necessario, ogni tanto, cercare di fermare il tempo, quando diventa troppo frenetico, e fare un profondo respiro. In quel momento non desideravo altro. La luce del lampione si faceva sempre più intensa, insieme allo scrosciare della schiuma sugli scogli, man mano che procedevo sulla banchina. Per terra era sparpagliata una moltitudine di ami e frammenti di lenza abbandonati lì da qualche pescatore distratto, o troppo pigro. Il chiarore di quel piccolo faro illuminava un enorme masso, per metà immerso, rifugio degli abitanti del mare e ricoperto da una prateria di alghe fluttuanti. Scelsi quello e decisi che mi sarei seduto lì. Davanti a me, inizialmente, un buio vuoto rumoreggiante. Riuscivo però a distinguere le dolci pieghe che solcavano la nera acqua, scavate dall’immenso ed invisibile aratro del vento.
Avessi avuto una barca tutta mia, di certo quella sera non me ne sarei stato lì, quando tutto, intorno, si muoveva, ed io solo restavo immobile. Come lo scoglio sul quale sedevo, impotente vittima della furia oceanica, così ero io, emerso giusto per qualche secondo, per conquistarmi quel profondo respiro.
E allora sognavo una barca, sognavo una traversata. Sognavo il sole sulla faccia, il completo abbraccio del mare. Sognavo anche lei.
Avrei dato tutto per dormire con la sua testa sul mio petto, cullati per tutto il viaggio della luna dalle onde danzanti. In quel sogno, lei si sarebbe poi svegliata, e mi avrebbe guardato, ingannata dal mio sonno parvente, senza accorgersi che io stesso la stavo contemplando, come fa il pittore soddisfatto con la sua opera, dopo l’ultima pennellata. Lei poi avrebbe chiuso il sipario delle sue palpebre, ma io avrei continuato ad assistere a quello spettacolo. Avrei fatto incontrare il soffio del mio respiro con le sue lucide labbra, avrei sposato le mie coi suoi occhi. Avrei sfiorato i suoi capelli, l’avrei stretta al petto e avrei partecipato anch’io, al suo sonno.
Mentre mi lasciavo vincere da quelle illusioni, guardai in basso, incuriosito da come il fondale sabbioso tenacemente tentava di baciarsi con la superficie dell’acqua, ogni volta che un’onda si ritirava, e la profondità diminuiva. Ed ogni volta pareva riuscirci, ma puntualmente un nuovo flutto negava il realizzarsi di quel semplice desiderio.
2 commenti:
Semplicemente perfetto e stupendo. Come sempre
Great work.
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